
Riceviamo e pubblichiamo secondo le norme dell'Ordinamento Penitenziario.
Nei miei precedenti appuntamenti avevo già accennato a diverse malefatte nella gestione del vitto a Rebibbia, ma oggi vi racconto una questione allarmante che da oltre un mese mette seriamente a rischio la salute e la vita delle persone, parlo di una platea di circa 300 persone che necessitano dei vitto speciali sanitari, una fascia debolissima che lo Stato ha il dovere di tutelare e che invece viene abbandonata a un'illegalità perenne. Tutti sanno che la legge è uguale per tutti, ma a quanto pare per qualcuno è più "leggera" ... soprattutto sulla bilancia! Iniziamo con le lezioni di magia contabile, il menù ministeriale parla chiaro: la carne bianca deve pesare 200 grammi senza osso o 250 grammi con l'osso. Ma la nuova ditta appaltatrice ha fatto il miracolo, ha inventato il medaglione quantistico da circa 30 grammi a persona! E badate bene, questo non è un episodio isolato o il classico "scivolone" domenicale, è un esempio che deve fare da specchio per l'andamento di tutte le altre porzioni a testa, somministrate in questo modo ridicolo in diversi giorni settimanali, e che dire del riso con le verdure? Quasi mai le verdure si trovano all'interno del piatto, viene da pensare che forse si rompe il furgone che dovrebbe portarle in carcere, visto che nei reparti non arrivano quasi mai. La frutta poi, che per legge dovrebbe essere di stagione e di buona qualità, si riduce a una sola fetta di melone o alle solite banane, e le quantità si vedono solo quando il prodotto è di cattiva visione.
Lo scandalo più profondo però, riguarda i piatti terapeutici, da oltre un mese la ditta non fornisce le vaschette per i vitto speciali sanitari. Non parlo solo di chi ha il diabete, ma dei celiaci, di chi non ha i denti e di chi ha patologie croniche, senza i contenitori idonei e separati, potete immaginare cosa mangino queste 300 persone sia per le quantità che per i condimenti, con rischi enormi per la loro stessa vita. Eppure nelle commissioni interne operano anche gli educatori stipendiati dal Ministero della Giustizia, figure pagate dallo Stato che hanno l'obbligo non solo di guardare la carta, ma di pesare e verificare se il menù è quello ministeriale o se viene dettato dall'arbitrio di qualcun altro. Se succede tutto ciò, a voi cosa dire o pensare? In tutti questi anni non si è mai visto un menù del genere, con fettuccine al sugo dove al posto del macinato mettono i gnocchi con le melanzane, la pasta al forno domenicale senza macinato e il riso a volte con le verdure e altre solo con sugo. Visto che chi deve vigilare all'interno spesso non lo fa se accade tutto ciò, diventa essenziale l'intervento delle autorità esterne per accertare se ciò che dico è riscontrato nei fatti, ad esempio l'ASL Roma 2 e il SIAN (SERVIZIO IGIENE ALIMENTI E NUTRIZIONE) hanno il compito istituzionale come autorità, ma hanno anche quello di utilizzare i poteri di Polizia Giudiziaria per fare un controllo a “sorpresa” nelle cucine, è necessario ad iniziare dalla verifica dell'idoneità dei carrelli di trasporto del cibo -privi di termostato, freddi e non a norma- accertando i rischi biologici legati alla mancata e corretta separazione dei vitto sanitari e a tutte le altre doglianze su estese.
Ai NAS (Nuclei Antisofisticazioni e Sanità) la verifica di questa dura realtà, che è esattamente come quando si entra a controllare un normale ristorante pubblico per verificare il rispetto dell'HACCP, le procedure corrette per il posizionamento delle merci nei frigoriferi, le modalità di decongelamento e le tante altre stranezze che succedono in questo luogo della legalità. Alla Guardia di Finanza affinché applichi gli stessi controlli previsti per qualsiasi appalto pubblico, con una semplice verifica delle fatture d'acquisto con le quantità di cibo che entrano in carcere per la somministrazione giornaliera, a mo’ di esempio: se una persona deve avere 200 grammi di carne bianca (non cruda ma già cotta) visto che il peso del crudo è maggiore, questo deve essere moltiplicato per le circa 1600 presenze, stessa cosa per verdura/frutta e altri alimenti. Questo vigilare servirà a stabilire le giuste quantità giornaliere di distribuzioni e sul fatto che è severamente vietato effettuare accumuli di derrate alimentari. Chi opera contra legem pensa di godere di totale impunità in questo luogo di Stato e usa l'arma del trasferimento per ordine e sicurezza per tappare la bocca a chi chiede il rispetto delle regole, anche perché quando ero ristretto nel carcere di Rossano nel lontano 2011, venni inserito nella commissione cucina, il primo giorno mi portarono il foglio da firmare per il primo piatto, una pasta ai 4 formaggi, mi accorsi che ne avevano messi solo 2 di formaggi e firmai con riserva. Come è andata a finire? La sera stessa mi hanno trasferito. Questo è quello che succede a chi non si piega al sistema.
Mi rivolgo direttamente ai Garanti delle persone Detenute, che sanno benissimo di queste malefatte che definirle strutturali è un puro eufemismo, da loro mi aspetto un incisivo e immediato intervento. La responsabilità di questo scempio a spese dei “senza voce” è collettiva. La legge è uguale per tutti e l'impunità non può abitare dentro un istituto di pena e io aggiungo di sofferenza legale.
Caro Gianni, solo sputtanandoli così la popolazione detenuta può avere la giusta quantità di cibo spettante e il giusto rispetto delle regole. Grazie ancora per tutto.
Lo scrivano di Rebibbia
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