Autori
Gianni Alemanno e Fabio Falbo
Due storie lontane, due percorsi diversi, una stessa voce. Gianni Alemanno e Fabio Falbo si incontrano nel carcere di Rebibbia portando con sé mondi opposti: la politica istituzionale e la lunga esperienza della detenzione. Da questo incontro nasce una testimonianza comune che unisce competenza, sofferenza e responsabilità civile, raccolta nel libro L'Emergenza Negata.
Scrivono insieme per dare voce a chi non viene ascoltato, per denunciare le contraddizioni del sistema penitenziario italiano, il sovraffollamento delle carceri italiane e la negazione dei diritti dei detenuti, e per ricordare che la dignità umana non può essere sospesa, nemmeno dietro le sbarre.

Autore e personaggio politico
Gianni Alemanno
FacebookGianni Alemanno è stato Sindaco di Roma dal 2008 al 2013 ed è stato Ministro delle Politiche Agricole e Forestali. La sua vita pubblica è stata segnata da un lungo impegno politico e istituzionale, che lo ha portato a ricoprire ruoli di primo piano nella storia recente della Capitale e del Paese.
Negli anni successivi al suo mandato da Sindaco, il suo nome è stato coinvolto nell'inchiesta giudiziaria nota come "Mondo di Mezzo". Alemanno si è sempre dichiarato estraneo alle accuse di corruzione e finanziamento illecito che gli sono state contestate, sostenendo che la sua vicenda giudiziaria derivi da interpretazioni forzate e da una lettura distorta dei fatti.
Dopo la condanna in primo grado nel 2019, ha annunciato ricorso, ribadendo la propria innocenza e la convinzione che le sentenze non rispecchino la realtà delle sue condotte. La sua posizione è sempre stata quella di una difesa fondata sul rispetto dello Stato di diritto e sulla necessità che la giustizia venga esercitata senza pregiudizi politici o mediatici.
Oggi Gianni Alemanno è una persona detenuta che ha scelto di trasformare la propria esperienza carceraria in testimonianza civile. Attraverso lettere, articoli e il libro L'emergenza negata, ha portato all'esterno una denuncia lucida e documentata sul collasso del sistema penitenziario italiano.

Detenuto da 20 anni · offre assistenza legale ai detenuti
Fabio Falbo
FacebookFabio Falbo è una delle figure più limpide e più contraddittorie del sistema carcerario italiano: simbolo insieme di riscatto umano e di ingiustizia giudiziaria.
È detenuto da sedici anni per una condanna che egli ha sempre contestato, proclamando la propria totale innocenza. Accusato senza riscontri materiali da un collaboratore di giustizia, Fabio si trovava già all'estero quando furono avviate le indagini sugli omicidi per cui è stato condannato. Una sentenza anomala, che lo assolve dall'associazione mafiosa ma gli attribuisce una pena sorprendentemente bassa per concorso in omicidio.
Dichiarandosi innocente, Fabio non ha mai potuto "collaborare" con la giustizia, e questo lo ha condannato a tredici anni di Alta Sicurezza, il regime pensato per isolare i capi mafiosi. Un regime che ha scontato non per ciò che era, ma per ciò che rifiutava di dichiararsi. L'innocenza, in carcere, può diventare una colpa.
Eppure è proprio da qui che nasce la sua grandezza civile. In carcere Fabio non si è chiuso: si è aperto. Si è laureato in Giurisprudenza, con esame pubblico nel teatro di Rebibbia, davanti a rappresentanti delle istituzioni. Ha studiato, scritto, collaborato a libri universitari, partecipato a progetti culturali e teatrali.
È diventato lo "Scrivano di Rebibbia", la persona che aiuta i detenuti a scrivere istanze, ricorsi, domande, lettere: colui che traduce il dolore in diritto. Decine, forse centinaia di persone devono a lui l'accesso ai benefici, alle misure alternative, alla libertà.
Oggi Fabio è il volto umano dell'articolo 27 della Costituzione tradito.