Save the date14 novembre 2026 · ore 17:30 · Corigliano Rossano
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Diario di Cella 14

La Costituzione come fermacarte

Il tempo si dilata, ma le idee continuano a girare veloci

La Costituzione come fermacarte

Riceviamo e pubblichiamo secondo le norme dell'Ordinamento Penitenziario.

Caro Professore Giuseppe Gianzi ti disturbo anche in questa tua nuova Beatitudine visto che qui tutti sono sordi o ciechi per la questione delle carceri, ma anche di come viene interpretata e poi applicata la legge "al di là di ogni ragionevole dubbio". Questo diario di cella è dedicato al tuo essere e servirà a far capire determinate cose oltre le sbarre, sarai in soccorso di "questi poveri dannati".

Caro zio Peppino, ti scrivo da qui dove mi hai lasciato l'ultima volta, da dove il tempo si dilata ma le idee grazie a Dio continuano a girare veloci. Di carcere là fuori non vogliono proprio sentir parlare e, sia chiaro non vogliono sentir parlare né di diritti e né di doveri. Per la "società libera" - libera poi di cosa, bisognerebbe chiederlo a te - siamo solo fantasmi, nel frattempo abbiamo un Governo che si riempie la boccuccia della parola "sicurezza", parlano a sproposito! A furia di invocare la sicurezza a favor di telecamera non ne assicurano mezza e questo né agli operatori penitenziari costretti a fare i miracoli in trincea, né a noi persone detenute stipate in celle che scoppiano. Ho un perenne ricordo tra i tanti, e mi viene in mente quella lezione magistrale di dignità che fu il processo ad un Grande Giudice come lo era Corrado Carnevale, che hai difeso insieme all'Avv. Salvino Mondello. Ti vedo ancora da "uomo di vecchio stampo", mentre ti fai una delle tue risate amare con quel sigaro tra le dita, chissà quante te ne stai facendo lassù in Paradiso a guardare questo circo! Quelli lo chiamavano con disprezzo «l'ammazzasentenze», eppure è stato assolto con formula piena. Bisognerebbe stamparselo in testa a caratteri cubitali, visto che il più delle volte condanna non equivale automaticamente a colpevolezza, ma vallo a spiegare a chi vive di populismo penale e processi mediatici.

A proposito di lezioni, ti ricordi quando ti pungolavo sulle nostre questioni costituzionali? Ti ricordi le mie domande sulla differenza tra l'unico diritto fondamentale posto nella nostra Costituzione - che è la tutela della salute - e i diritti inviolabili? Una Costituzione che alcuni burocrati usano come fermacarte, senza capire che la salute come unico diritto fondamentale agisce congiuntamente sia nello spazio che nel tempo, mentre il diritto inviolabile si muove in una dimensione sola, o nel tempo o nello spazio. Ma in carcere non capiscono questo, visto quello che succede con le tante persone detenute gravemente inferme che di sicuro spireranno nella disperazione e nell'abbandono, non capiscono che se manca questa bussola elementare, il diritto diventa solo un esercizio di grammatica per azzeccagarbugli. Ma senti questa Zio Peppino, perché qui il livello di burocrazia rasenta il sublime, ancora oggi sbeffeggiando il sovraffollamento cronico delle patrie galere, ci sono Uffici di Sorveglianza che per concedere la detenzione presso il domicilio ex Legge n. 199 del 2010 pretendono ... indovina? La relazione di sintesi trattamentale! Ora, sia detto con tutto il dovuto rispetto per il gravoso lavoro dei magistrati, ma questa legge l'hanno letta bene o l'hanno scorsa un po' troppo in fretta? Diciamocelo con un pizzico di sano sarcasmo, senza che nessuno si offenda visto che, non è la detenzione domiciliare ex art. 47 ter O.P, ma è la detenzione presso il domicilio ex L. 199 che non è una misura alternativa ordinaria, non è che la persona detenuta deve fare la "revisione critica" del suo passato o chissà quale percorso filosofico; la ratio della norma è puramente logistica e deflattiva, serve solo a cambiare il luogo dell'esecuzione penale per non far scoppiare le carceri! Tant'è vero che la decide un organo monocratico (il Magistrato di Sorveglianza) e non (il Tribunale di sorveglianza) in composizione collegiale. Perché si pretendono accertamenti non previsti ignorando la velocità che la legge stessa imporrebbe? Io l'ho detto chiaramente all'Avvocatessa Arianna Liguori che tu Zio Peppino conosci bene visto che ti è rimasta accanto e che ha ereditato la tua stessa tenacia, e quindi di far capire a chi dovrà decidere che questo istituto giuridico non prevede la sintesi trattamentale. Zio Peppino senza di te manca quel pezzo di coraggio che sapeva ascoltare e spronare l'azione, ma stai tranquillo qui dentro continuiamo a studiare, a scrivere e a pretendere che la legge venga compresa e applicata, soprattutto da chi ha il potere di farlo. Solo tu da lassù puoi far capire che una pena che non ha speranza, non è una pena cristiana e quindi non è umana e questo sempre se chi di dovere e potere comprenda la parola umana o umanità presente al primo articolo dell'ordinamento penitenziario. Ah Zio Peppino, i prossimi Diari di cella sono rivolti a tutti i Giudici della Corte Costituzionale che hanno partecipato al docu/film nel lontano 2011 ed anche ai nuovi, facendogli le stesse domande in aggiunte di altre, faremo capire come la Costituzione è trattata dietro le sbarre. Un abbraccio forte, sempre nel nome del diritto.

Fabio Falbo - Lo scrivano di Rebibbia.

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