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Diario di Cella 13

Il grande Museo del paradosso penitenziario

La legge è uguale per tutti, ma l'interpretazione dipende dal casello autostradale

Il grande Museo del paradosso penitenziario

Riceviamo e pubblichiamo secondo le norme dell’Ordinamento Penitenziario.

Qualcuno una volta ha detto che la Costituzione è una polemica contro il presente, un grido che denuncia le ingiustizie della realtà per costringerci a cambiarle. Se oggi guardiamo dentro le carceri italiane, quel grido è diventato un’eco che rimbalza contro il muro di gomma della burocrazia. Benvenuti nel grande Museo nazionale della custodia, una prestigiosa catena di "gallerie umane" capillarmente diffuse sul territorio e interamente finanziate dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Un’opera d’arte pubblica che costa ai contribuenti ben 3,4 miliardi di euro all’anno, circa 180 euro al giorno a persona detenuta e qual è il prodigioso risultato di questo investimento stellare? Il tasso di recidiva più alto d’Europa, praticamente paghiamo un biglietto d’oro per assicurarci che la storia si ripeta sempre uguale. Un vero capolavoro di economia può dire qualcuno.

Pochi giorni fa, all’udienza Pubblica della Corte Costituzionale, l’Avvocato dello Stato Salvatore Faraci difendeva questi bilanci, nel frattempo, la realtà regalava una perla storica visto che per la prima volta nella storia della Repubblica, un giudice ha sequestrato preventivamente sette sezioni del carcere di Sollicciano. Reato dello Stato? Celle inabitabili e impianti elettrici fuori norma. In pratica, lo Stato ha dovuto sequestrare le sue stesse mura perché contrarie al "senso di umanità" scritto in Costituzione. Nel frattempo, il Governo -insediatosi il 22 ottobre 2022- continua a preannunciare piani e investimenti fallimentare visto l’innalzamento del sovraffollamento nazionale ad altre il 140%, rifiutando ogni misura di clemenza. Ormai non siamo più detenuti, siamo reperti archeologici lasciati a invecchiare tra l’umidità, utili solo da mostrare a delegazioni e Garanti durante le visite guidate.

E in ogni museo che si rispetti, i reperti storici hanno la loro didascalia, prendete il mio amico Vincenzo Gallo ergastolano, in un quarto di secolo (25 anni) di cella ha tenuto un comportamento esemplare: pastore evangelico, pittore, autore di mostre e affidabile fruitore di permessi premio. Dopo 25 anni di impeccabile percorso, il sistema ha finalmente sbloccato l’Articolo 21 o.p. per il lavoro all’esterno, cioè un quarto di secolo per fare il primo passo che la Costituzione vorrebbe quasi nell’immediato.

La burocrazia penitenziaria viaggia alla velocità del diritto negato, ma il vero picco di comicità involontaria sta nella geografia del diritto, se vieni giudicato sotto la linea corretta, la legge cambia colore. Al Nord concedono la semilibertà e i permessi quasi subito prova è il caso di Alberto Stasi - condannato a 24 anni, poi ridotti di un terzo col rito abbreviato- pur dichiarandosi innocente. Stesso discorso per Chico Forti, in semilibertà da innocente proclamato nonostante una condanna all’ergastolo. Onore a quei magistrati della persona del Nord che non hanno fatto miracoli, ma hanno semplicemente applicato la legge e rispettato l’umanità della pena.

A Roma invece, vige un’altra magistratura visto il mio caso che è lo specchio di tantissimi altri intrappolati nel Lazio: non ho un ergastolo come Forti e ho una condanna persino inferiore a quella di Stasi, mi dichiaro innocente per cose mai fatte, e sono bloccato al palo. Zero permessi, zero trattamento o meglio regressione trattamentale da quando sono stato declassificato da oltre 4 anni. La legge è uguale per tutti, ma l’interpretazione dipende dal casello autostradale.

Il colpo di grazia al buon senso lo dà il labirinto normativo, il carcere non va avanti a leggi, va avanti a circolari del DAP e se una circolare calpesta un tuo interesse legittimo? Non puoi mica fare ricorso al TAR come un cittadino libero, devi fare il ricorso giurisdizionale al Magistrato di Sorveglianza ex Articolo 35-bis dell’Ordinamento Penitenziario. Peccato che quel ricorso serva a tutelare i diritti soggettivi e non gli interessi legittimi. Risultato? L’amministrazione può violare le sue stesse disposizioni e tu puoi solo guardare il muro tirandoci le capocciate. Ridiamo per non piangere gentili lettori, perché se la Costituzione doveva essere una polemica contro il presente, la burocrazia penitenziaria è riuscita a trasformarla in una barzelletta sul futuro.

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