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Giustizia e rieducazione (Art. 27)

IL FLOPP E NON LO SCOOP

LA SMENTTA SU UNA PUNTATA DI REPORT DEL 2023

IL FLOPP E NON LO SCOOP

Di Fabio Falbo — Lo Scrivano di Rebibbia

A distanza di anni dalle accuse lanciate dalla trasmissione Report in una puntata del 2023, i fatti dimostrano che quella narrazione non era uno scoop, ma un clamoroso flop giornalisti. All'epoca decisi di mettere nero su bianco una netta smentita che oggi che non hanno pubblicato, alla luce del tempo trascorso, risuona quasi come una previsione chiaroveggente. Da uomo che crede fermamente nei principi del garantismo, ritengo sia giunto il momento di pubblicare integralmente quelle considerazioni, basate esclusivamente sulla realtà dei fatti e non sulle suggestioni televisive. In quella trasmissione si è assistito a una ricostruzione distorta che ha colpito pilastri fondamentali del diritto e del percorso penitenziario, diffondendo dati non corrispondenti al vero, ad esempio lo screditamento delle università in carcere: È stata gettata un'ombra di sospetto infondata sui percorsi accademici delle persone detenute, descritte erroneamente come scorciatoie o concessioni generose. Al contrario, lo studio in carcere rappresenta un diritto costituzionale e un percorso di immenso sacrificio personale, validato da atenei e docenti che operano con rigore e serietà. Ed ancora l'attacco alla figura degli avvocati, il servizio ha tentato di screditare i professionisti della difesa, tra cui il mio stesso legale. Associare il numero di assistiti o la qualità della difesa tecnica a presunte complicità o anomalie significa calpestare il diritto inviolabile alla difesa, pilastro di qualsiasi Stato di diritto. Ed ancora i dati falsati sulla Strage di Bologna, ovvero la trasmissione ha affrontato una delle pagine più dolorose della storia italiana utilizzando dati non veri e ricostruzioni parziali, piegando una vicenda complessa a esigenze puramente televisive. Le inesattezze sulla CEDU, anche i riferimenti alle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo e alla riforma dell'ergastolo ostativo sono stati presentati con dati non esatti, generando un ingiustificato allarmismo sociale attorno a decisioni che mirano semplicemente a uniformare l'Italia ai trattati internazionali sui diritti umani. Questo scritto non vuole essere un commento sulle vicende personali che nel tempo hanno poi colpito il conduttore o la redazione di Report, contesti davanti ai quali resto e resterò sempre un garantista, vuole essere invece, la rivendicazione di una verità storica e cioè quella sera non andò in onda del buon giornalismo d'inchiesta, ma un teorema mediatico smentito dai fatti.

Questo è il mio articolo che non è stato pubblicato e che avevo inviato alla Redazione di Ristretti Orizzonti:

Cari lettori di “Ristretti Orizzonti”, sono Fabio Falbo persona detenuta a Rebibbia e mi sento in dovere di replicare a tutte le cose false dette dalla trasmissione “Report”. Lo faccio perché sono chiamato in causa come altri che credono nell’art. 27 della Costituzione. Il fango buttato su tutto e tutti rende il servizio pubblico un becero strumento di disinformazione. Io credo in tutto quello che faccio non solo iscrivendomi a tutti questi laboratori della non violenza, ma lavorando per migliorare questo sistema penal - esecutivo. “Report” non ha tenuto fuori nessuno, ha trattato tutti come delinquenti è loschi individui. Secondo questi “siamo” persone ambigue.

Replicare significa dare le giuste informazioni anche se non c’è bisogno di difesa alcuna per i tanti che sono finiti sotto attacco giornalistico. Ho smontato il tutto a cominciare dal fango buttato ai Giudici della CEDU; ai Magistrati di Sorveglianza, a “Nessuno Tocchi Caino”; “Gruppo Idee”; “Università”; “Avvocati”; “Ciavardini, Mambro e Fioravanti”. C’è da bacchettare chi ancora ad oggi non ha replicato e chi si reputa garante senza che lo sia. Pubblicare questa mia lettera aperta servirà a capire il marcio giornalistico che diffonde servizi capziosi.

Sono Fabio Falbo privato della libertà e non della parola, non sono politicamente di sinistra o di destra, sono Radicale, sono l’animatore di “Nessuno Tocchi Caino a Rebibbia con il laboratorio di Spes Contra Spem”, scrivo sul giornalino “Dietro Il Cancello” diretto da Federico Vespa editore “Gruppo Idee”, mi sono laureato in carcere in Giurisprudenza e ho interrotto gli studi per la seconda laurea a pochi esami dalla fine, sono difeso anche da uno studio legale romano, professionale e serio.

Mi sento in dovere di replicare alle calunnie, diffamazioni e denigrazioni infamanti, (in seguito alla puntata TV dello 03.04.2023 programma televisivo “Report”) fatte nei confronti dei Giudici della CEDU, dei Magistrati di sorveglianza, di “Nessuno Tocchi Caino”; di “Gruppo Idee”, di Federico Vespa, dei vari Avvocati (tra cui il mio), delle varie Università e non ultime, per le persone detenute o ex, che per anni hanno creduto nell’art. 27 della Costituzione, nella cultura studiando e partecipando ai laboratori di queste associazioni indicate.

Non replicare significherebbe confermare dei dati totalmente capziosi che non hanno niente di giornalismo investigativo che è tutt’altra cosa. Lo “scoop” o meglio il “flop” giornalistico ha spalmato solo letame nei confronti di tutti.

In sintesi i “pistaroli” hanno affermato che i Giudici della CEDU non conoscono il fenomeno mafioso italiano e questo in merito alla sentenza VIOLA c. ITALIA. Il flop è che da oltre un ventennio i Giudici italiani non solo sono presenti ma presiedono la CEDU, sono Giudici per merito e non per anzianità e quindi votati dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio D’Europa, nel caso specifico (ricorso n° 77633/16 datato 13 giugno 2019 cd. VIOLA) i Giudici italiani presenti erano: il Dott. Guido Raimondi, Giudice dal 2010 al 2019 e Presidente della CEDU dal 2015 al 2019 (attualmente Giudice di Cassazione), è stato eletto con 107 voti, il suo predecessore è stato il Giudice Vladimiro Zagrebelsky e il successore è il Giudice Raffaele Sabato. Guarda caso il Dott. Guido Raimondi è nato nel meridione d’Italia come peraltro è il suo successore, quindi ben conoscono il fenomeno mafioso. L’altro Giudice è il Dott. Gilberto Felice, Giudice CEDU dall’ottobre 2018, con un curriculum vitae et studiorum di Ricercatore, Avvocato, Notaio, Giudice, membro del Comitato scientifico e vice Direttore … nominato con 117 voti. Denigrare l’operato di questi giudici è offensivo oltre che distruttivo per credibilità.

Sostanzialmente “Report” ha denigrato gli stessi Magistrati di sorveglianza classificandoli come Giudici di “secondo ordine”, eppure sono Giudici della persona. La maggior parte di questi Giudici per anni ed ancora oggi fanno prevalere la cd stagnazione in carcere. Può capitare anche come è capitato su di me, che in un rigetto il Tribunale di sorveglianza di Roma scrive questo: … ha quindi deciso di non sprecare il tempo da trascorrere in carcere, ma i risultati conseguiti, di natura personale ed edonistica, almeno in riferimento all’attività di studio, per un verso hanno fruttato il beneficio previsto per la partecipazione all’opera di rieducazione, ossia la liberazione anticipata, … per altro verso non hanno comportato alcuna maturazione … a detta di questi giudici i risultati culturali ottenuti sono serviti solo per la concessione della liberazione anticipata. Badate bene quello che succede a me succede a gran parte delle persone che hanno sacrificato anni in tutte le attività di trattamento culturale che di certo non sono state attività d’intrattenimento. Detto ciò “Report” invece di denigrare i Magistrati di sorveglianza e definirli come Giudici di “secondo ordine”, dovrebbe studiare per poi dare risposte sul fenomeno della cd stagnazione in carcere. Dovrebbe spiegare la mancata applicazione della sentenza N° 253/2019 della Corte Costituzionale. Infatti, dal mio osservatorio posso dire che l’anzidetta sentenza è stata da pochi Uffici di sorveglianza apprezzata e valorizzata per i contenuti di umanità e di diritto.

“Report” non ha risparmiato la memoria della splendida creatura che Marco Pannella e Mariateresa Di Lascia hanno concepito per temperare la giustizia con la grazia e affrontare il potere con la nonviolenza. Noi tutti siamo “Nessuno Tocchi Caino”, buttare melma e disonore in nome della “guerra alla mafia” è criminogeno. In questi anni con i nostri laboratori abbiamo disincentivato le rivolte in carcere, abbiamo affrontato la questione spinosa dei suicidi, i nostri laboratori culturali hanno avuto la significativa capacità di autoriflessività a vantaggio dell’attività di osservazione e trattamento, questo nostro modus operandi del pensare, dell’agire in modo nonviolento, inclusivo, “ecologico” significa avere cura delle persone, le stesse che oltre ad essere private della libertà, spesso sono private della salute e della vita.

Cultura a Rebibbia è replicare in altre strutture il laboratorio di “Spes Contra Spem”, con Rita Bernardini, Elisabetta Zamparutti Sergio D’Elia, e Maria Brucale, gli stessi che insieme ai tanti ospiti tra cui Magistrati, Avvocati, Onorevoli e gente comune, vengono a constatare il rispetto della Costituzione “dietro le sbarre”.

Io sono anche “Gruppo Idee” perché è cultura alla legalità, anche questa associazione deve essere replicabile in altre strutture se si vuole una società più sicura. Onore e merito ai tanti volontari che ne fanno parte a cominciare da Federico Vespa che oltre ad essere una persona onesta racconta (da buon giornalista) cosa succede in questa istituzione totalizzante, mostra rispetto alle regole e questo ad iniziare dalla consegna dei nostri articoli da pubblicare che avviene tramite e-mail, questa la dice lunga su come “Report” l’ha pitturato. Non è stato detto che Totò Cuffaro non aveva censura alcuna e quindi poteva ben ricevere qualsiasi documentazione corposa o meno anche tramite posta. Questo ennesimo attacco gratuito di certo non ci ridurrà al silenzio.

Mi capita spesso che un becero giornalista scrive articoli non veritieri su di me e questo a distanza di tanti anni, stessa cosa “Report” l’ha fatto in riferimento a Luigi Ciavardini, Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, deviando dal dettato deontologico della professione, ha aperto ampi spazi a un giornalismo urlante e populista, non di meno fazioso e spesso accondiscendente con il potere. Si ricorda che vige il “diritto all’oblio” specie su persone che hanno pagato il conto con la giustizia, indipendentemente se la sentenza li abbia giudicati colpevoli, gli stessi non possono essere colpevoli per sempre. Nel nostro Stato di diritto, (piaccia o no), vige il diritto a non restare indeterminatamente esposti ai danni ulteriori che la reiterata pubblicazione di una notizia può arrecare all’onore e alla reputazione. Si ricorda che il diritto all’oblio favorirebbe, il reinserimento sociale dell’accusato ex art. 27, c. 3°, Cost., e questo per il suo ritorno alla società civile. Per queste persone i benefici penitenziari sono arrivati in ritardo e non come “Report” ha voluto far apparire, a mo’ di esempio: la legge prevede per l’ergastolano l’accesso ai permessi premio, un presofferto ad anni 10, queste persone hanno avuto il beneficio in questione molto tempo dopo, vuol dire che non è stata rispettata l’applicazione della norma in questione, ma di questo non si è fatto riferimento alcuno. Report ha detto che Luigi Ciavardini era un ergastolano, è notizia falsa questa perché ha avuto una condanna a tempo, ma non è stato detto che Luigi Ciavardini era minore d’età per l’accusa riportata ma ha subito la condanna per chi è maggiore di età.

Il mio legale che difende diverse persone detenute al 41 bis O.P., è una persona perbene, professionale, umana e seria, non è venale e crede nella fedeltà a certi principi, a certe regole, a certe esigenze fondamentali. Oltre ad essere un professionista è una persona che rispetta i valori, svolgendo UNA DIGNITOSA PROFESSIONE. L’Avv. Valerio Vianello Accorretti oltre a raccogliere il dolore dell’umanità carceraria, è la persona che ha sollevato la questione d’incostituzionalità in merito alla sentenza N° 253/2019 della Corte Costituzionale, ma anche in questo caso “Report” è rimasta silente.

Ritirarmi dagli studi e quindi non laurearmi per la seconda volta, è servito o servirà a dare un segnale e far svegliare qualche coscienza. A malincuore ho notato che questo mio segnale forte di cui era a conoscenza l’Università di Roma “Tor Vergata”, chi presiede i poli universitari in carcere (Prof. Franco Prina), il Garante Nazionale (Prof. Mauro Palma), quello Regionale Lazio (Prof. Stefano Anastasia) e l’ex di Roma Capitale (Dott.ssa Gabriella Stamaccioni), non ha sortito nessuna collera, forse perché il mio dolore alla scelta fatta non ha nessun valore e questo mi fa capire più mai che vivere determinate esperienze è qualcosa in più che capirle, questo è disincentivare il diritto allo studio in carcere.

Mi auguro solo che ora con quello che è stato detto in modo capzioso, le istituzioni su indicate chiamate in causa smentiscono i dati riportati da “Report”.

Il merito encomiabile va dato al nostro Caro ed ex Garante Dei Diritti Dei Detenuti Regione Lazio (Avv. Angiolo Marroni) che è stato sempre presente in questa valle di lacrime, lo stesso che si è sempre battuto per tutto e tutti, non solo per la (Mambro), ha sempre fatto la differenza attuando alla lettera il suo mandato istituzionale, in poche parole è stato un grande, e se io oggi ho questa formazione è grazie anche a Lui, Grazie Angiolo.

Io non sono il difensore di nessuno, perché non hanno bisogno di difesa alcuna tutte le istituzioni o le persone chiamate in causa, ma per essere credibili bisogna prima visitare il carcere e poi parlare di carcere, cosa che non è stata fatta dalla trasmissione che ha buttato solo fanghiglia. Si ricorda che il carcere è un presidio di legalità, quindi per essere tale deve essere un presidio di diritti, e qui a Rebibbia grazie all’opera dei laboratori di “Nessuno Tocchi Caino & Spes Contra Spem” del “Gruppo Idee”, e di “Ananke Iuris” i diritti sono quantomeno salvaguardati.

Al Dott. Sigfrido Ranucci, in data 19.01.2021 Le ho inviato una mia e-mail a questo indirizzo: redazionereport@rai.it, sostanzialmente la invitavo a visitare questa “Casa della sofferenza” e questo per vedere con i suoi occhi, gli occhi di chi soffre. Purtroppo non ho ricevuto nessuna risposta, ad ogni modo sono a sua completa disposizione per ogni chiarimento in merito e questo con dati conformi a verità.

Questo è un articolo che può essere definito servizio pubblico.

Salvis Iuribus F.F.

Roma Rebibbia 17.04.2023 — Fabio Falbo

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