Diario di cella

Il carcere deve essere rieducativo

Diario dello Scrivano di Rebibbia n. 10 — inasprire non diminuisce i reati, li aumenta

Il carcere deve essere rieducativo

Bisogna ripensare a questo sistema sanzionatorio scellerato visto che usano il carcere come la panacea di tutti i mali mettendo dentro anche le persone indiziate o condannate di omicidio colposo, conseguenza di un'azione non voluta. L'ennesimo fallimento dello Stato vista l'uscita di Daniele Bentivoglia con un percorso trattamentale ineccepibile uscito a fine pena senza benefici.

Riceviamo e pubblichiamo secondo le norme dell'Ordinamento Penitenziario.

Vi è una frattura tra norma e realtà culturale, visto che il sistema penitenziario italiano si trova oggi in una condizione che non può più essere ricondotta a una mera inefficienza amministrativa o a una fase emergenziale temporanea. Deve essere riconosciuta come una crisi strutturale profonda, un declino sistemico che investe direttamente la capacità dello Stato di rispettare e attuare i principi fondamentali del proprio ordinamento.

Ci hanno abituati a vedere questi decreti o "decretini" fatti finora con dei nomi echeggianti e rassicuranti, ma poi ci accorgiamo che non sono altro che la presa in giro alla società libera e alla popolazione detenuta. Riusciamo a sanzionare penalmente l'uso del telefonino in carcere, ma non decidiamo di concedere più telefonate ricordando che dalla concessione di 18 chiamate mensili che si avevano in alta sicurezza nel periodo Covid ora si è passai a 4 misere chiamate mensili.

Facciamoci dire i numeri di quanti procedimenti ci sono stati e quanti ce ne saranno e se questo inasprimento ha fatto diminuire l'uso dei telefonini in carcere. I risultati a ben vedere sono fallimentari, visto che i dati mostrano con chiarezza che l'attuale modello investe prevalentemente in una pseudo sicurezza facendo collassare carceri e Tribunali.

Non hanno capito che inasprire non serve a far diminuire i reati, semmai ad aumentarli. Questa teoria vendicativa di non concedere quello che altri Stati concedono regolarmente significa non rispettare l'umanità della pena violando anche quel concetto di affettività.

Il motto di mettere tutti in galera è attuale visto i vari manager detenuti che hanno la sola colpa di posizione che sostituisce il diritto penale, questo accade perché la fretta di placare la piazza rischia di legittimare un diritto penale del "tipo d'autore" e di regalarci condanne sproporzionate.

Chi mastica il diritto penale sa che le aule di giustizia sono per eccellenza i luoghi in cui la grandezza e la miseria dell'essere umano si manifestano senza filtri. Quando una tragedia immane si abbatte su una comunità, portando via vite e spezzando il futuro di decine di famiglie, il primo moto dell'animo non può che essere il silenzio e il rispetto assoluto per un dolore sacro e insanabile, nessuna sentenza, nessuna condanna, nessun calcolo matematico in anni di reclusione potrà mai ridare il sorriso a chi ha perso i propri cari.

Ma proprio perché il diritto penale è una cosa seria, esso ha il dovere di restare ancorato ai fatti e ai principi costituzionali, specialmente quando la pressione mediatica e la piazza spingono per avere un colpevole eccellente da offrire al pubblico ludibrio. La panacea del carcere è anche in questi casi e questo pur di placare l'ansia collettiva di giustizia, si sta barattando il principio della responsabilità penale personale con una surrettizia e medievale responsabilità oggettiva "da posizione".

Punire il vertice solo perché il suo nome svetta in cima all'organigramma significa violentare l'Articolo 27, primo comma, della Costituzione. La responsabilità penale è personale, non aziendale, la condanna dei grandi manager offre un'immediata e anestetizzante risposta emotiva all'opinione pubblica, ci fa sentire tutti più sicuri pensare che "i padroni del vapore" paghino con il carcere duro, ma la verità dei fatti quella vera, rischia di rimanere schiacciata.

Se la colpa viene interamente personalizzata sui vertici politici per accontentare la platea, si finisce per assolvere le gravissime carenze dei sistemi di controllo tecnico inferiori e dei ministeri vigilanti, lasciando i nodi strutturali intatti.

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