Diario di cella

Il diritto di replica deve essere garantito integralmente

Fabio Falbo interviene sulle informazioni pubblicate dal Blog di Corigliano e rende pubbliche le due repliche inviate alla redazione

Il diritto di replica deve essere garantito integralmente

Riceviamo e pubblichiamo secondo le norme dell'Ordinamento Penitenziario.

Fabio Falbo, detenuto presso la Casa Circondariale di Rebibbia, ha inviato al Blog di Corigliano una richiesta di rettifica relativa ad alcuni articoli pubblicati sul suo conto.

Secondo quanto dichiarato da Falbo, la risposta pubblicata dal blog non avrebbe riportato integralmente le sue osservazioni e non avrebbe consentito ai lettori di conoscere compiutamente la sua posizione.

Nel rispetto del diritto di replica e affinché sia possibile un confronto trasparente tra le diverse versioni, pubblichiamo di seguito il testo delle due comunicazioni inviate da Fabio Falbo.

Le affermazioni e le valutazioni contenute nelle repliche sono attribuibili esclusivamente all'autore.

PRIMA REPLICA AL BLOG DI CORIGLIANO

Egregio Signor Franco Stamati, titolare del Blog di Corigliano, gestito da Sibarinet,

sono Fabio Falbo, attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Rebibbia.

Le scrivo per formulare una richiesta di rettifica in relazione all'ultimo articolo e agli altri contenuti pubblicati sul Blog di Corigliano a firma di Fabio Buonofiglio.

Ritengo che negli articoli in questione siano state riportate informazioni non corrette e ricostruzioni che non rappresentano integralmente la mia situazione giudiziaria.

In particolare, si fa riferimento a una mia presunta affiliazione a un'associazione mafiosa ai sensi dell'articolo 416-bis del Codice penale. Contesto questa ricostruzione e chiedo che venga precisata l'assenza, nel mio caso, di una condanna per il reato previsto dall'articolo 416-bis.

La libertà di espressione e il diritto di cronaca rappresentano principi fondamentali, ma devono essere esercitati nel rispetto della verità sostanziale dei fatti, della dignità delle persone e delle regole che disciplinano la corretta informazione.

Ritengo che alcuni contenuti pubblicati abbiano prodotto un danno alla mia reputazione e abbiano coinvolto ingiustamente anche i miei familiari.

Tra le informazioni che considero inesatte o incomplete segnalo: la pena indicata non sarebbe di 23 anni, ma di 22 anni e 9 mesi; la detenzione è ininterrotta dal 2009; non sarebbe stato correttamente riportato il periodo di liberazione anticipata riconosciuto, pari complessivamente a oltre quattro anni; sarebbe stato dato particolare risalto alla decisione della Corte di Cassazione del 2022, senza spiegare adeguatamente le ragioni del rigetto; non sarebbero state riportate le successive pronunce a me favorevoli: Cassazione n. 23556/2023, Sezione I, e Cassazione n. 35230/2024, Sezione V; non sarebbe stata chiarita l'assenza di una condanna ai sensi dell'articolo 416-bis del Codice penale; di conseguenza, ritengo improprio il riferimento a una presunta “dissociazione da un clan”, non pertinente alla mia posizione giudiziaria.

Il Blog di Corigliano dichiara di non rappresentare una testata giornalistica e di essere aggiornato senza periodicità. Proprio per questa ragione chiedo che venga chiarita la responsabilità editoriale dei contenuti pubblicati e che siano rettificate o rimosse le informazioni inesatte.

Chiedo quindi: la pubblicazione integrale della mia rettifica, con adeguata evidenza; la correzione delle informazioni che ritengo non rispondenti alla mia effettiva situazione giudiziaria; la riformulazione dei passaggi potenzialmente suggestivi o lesivi; l'inserimento di una nota di aggiornamento in calce agli articoli interessati.

La presente richiesta è formulata affinché i lettori possano disporre di un'informazione completa e conoscere anche gli elementi e i provvedimenti favorevoli alla mia posizione. Resto in attesa di un riscontro e mi riservo, insieme al mio legale, di valutare ogni iniziativa ritenuta opportuna a tutela della mia reputazione e della mia immagine.

Roma, Rebibbia – 29 gennaio 2026

Fabio Falbo

SECONDA REPLICA AL BLOG DI CORIGLIANO

Questa seconda replica è rivolta al Blog di Corigliano, in quanto spazio nel quale sono stati ospitati e diffusi gli articoli che mi riguardano.

Ho scelto di non indirizzare direttamente queste considerazioni all'autore degli articoli, ma alla sede editoriale che li ha pubblicati, nella convinzione che debba essere garantita una distinzione netta tra critica, informazione e attacco personale.

L'espressione utilizzata nei miei confronti, “Gentile, si fa per dire”, non aggiunge alcuna informazione utile alla comprensione dei fatti. Al contrario, introduce fin dalle prime parole un giudizio personale che ritengo incompatibile con lo stile e con il rispetto necessari nell'esercizio dell'attività giornalistica.

La distanza tra informazione e risentimento personale dovrebbe essere evidente. La critica, anche la più severa, può essere legittima quando si fonda su fatti verificati, ricostruzioni complete e un linguaggio rispettoso. Diventa invece problematica quando prevalgono il sarcasmo, la derisione o l'insinuazione.

Essere giornalisti significa verificare, comprendere e ascoltare. Significa distinguere la cronaca dall'opinione e offrire ai lettori tutti gli elementi necessari per formarsi un giudizio autonomo.

Nel mio caso ritengo che siano state rilanciate prevalentemente le informazioni a me sfavorevoli, trascurando quanto riconosciuto successivamente anche dalla giurisprudenza di legittimità.

Richiamo ancora una volta le seguenti pronunce: Cassazione, Sezione I, sentenza n. 23556/2023; Cassazione, Sezione V, sentenza n. 35230/2024.

Si tratta di decisioni che, secondo la mia interpretazione e quella dei miei difensori, hanno accolto alcune doglianze relative alla mia posizione e alla valutazione della mia pericolosità.

Una di queste pronunce è stata inoltre commentata su Il Sole 24 Ore in un articolo dedicato agli effetti della riforma dell'ergastolo ostativo e alla possibilità di concedere il permesso premio anche in assenza di un'intima ammissione di colpa.

Ritengo pertanto legittimo domandare perché questi elementi non abbiano ricevuto la stessa attenzione riservata ai provvedimenti sfavorevoli.

Esiste poi un altro aspetto che, a mio giudizio, meriterebbe un approfondimento. Mi riferisco alla sentenza della Cassazione penale, Sezione I, n. 11356 del 2022, relativa al permesso premio.

Secondo quanto da me sostenuto, il magistrato relatore di quella decisione aveva già partecipato a un precedente giudizio nei miei confronti come presidente della Corte d'Assise d'Appello di Catanzaro. È un elemento che ritengo rilevante e che dovrebbe essere esaminato con attenzione nelle sedi competenti, evitando conclusioni anticipate.

Non chiedo che venga cancellata la cronaca giudiziaria che mi riguarda. Chiedo, però, che sia raccontata in maniera completa, riportando tanto i provvedimenti sfavorevoli quanto quelli favorevoli e distinguendo sempre i fatti accertati dalle interpretazioni.

Ogni ricostruzione parziale non colpisce soltanto me, ma coinvolge anche la mia famiglia, costretta da anni a sopportare le conseguenze della mia detenzione e la continua riproposizione pubblica di vicende dolorose.

Il diritto all'oblio non deve essere inteso come la cancellazione della storia, ma come la necessità di aggiornare le informazioni, contestualizzarle e rispettare la dignità delle persone coinvolte.

La giustizia verifica, aggiorna e rettifica. Un'informazione corretta dovrebbe fare lo stesso.

Quando si pubblica soltanto ciò che condanna e si tace ciò che può modificare o integrare quella ricostruzione, non si offre al lettore un quadro completo. Quando si pretende una “dissociazione” da un reato per il quale, secondo quanto da me affermato, non risulta una condanna, si produce una rappresentazione che considero distorta.

Non chiedo compassione. Chiedo verità, completezza e la possibilità di esercitare pienamente il mio diritto di replica.

La Carta dei doveri del giornalista impone di rispettare la verità sostanziale dei fatti, evitare attacchi personali, distinguere l'opinione dall'informazione e tutelare la dignità di ogni individuo.

Sono principi semplici ma fondamentali per chi esercita un lavoro delicato e necessario come quello dell'informazione.

Non invoco alcuna censura. Affido ai lettori il compito di valutare la completezza delle ricostruzioni, la correttezza delle informazioni e la qualità del linguaggio utilizzato.

Il giornalismo è una responsabilità, non un pretesto. E la responsabilità non si proclama: si esercita.

Roma, Rebibbia – 2 febbraio 2026

Fabio Falbo

LA PUBBLICAZIONE INTEGRALE DELLE REPLICHE

Queste sono le repliche che Fabio Falbo dichiara di aver inviato al Blog di Corigliano e che, secondo quanto da lui riferito, non sarebbero state pubblicate integralmente.

L'Emergenza Negata le rende disponibili ai lettori nel rispetto del diritto di replica e del principio del contraddittorio, senza assumere come accertate le dichiarazioni e le valutazioni personali espresse dall'autore.

L'obiettivo è consentire ai lettori di conoscere anche la posizione di Fabio Falbo e di valutare autonomamente i fatti, i documenti e le diverse ricostruzioni della vicenda.

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