Diario di cella

I figli di Fabio Falbo ringraziano il Salone del Libro di Torino

Una lettera di Francesco Fabio, Denise e Marco Aurelio Falbo a Annalena Benini e Anna Stammati

I figli di Fabio Falbo ringraziano il Salone del Libro di Torino

Riceviamo e pubblichiamo secondo le norme dell'Ordinamento Penitenziario.

Al Direttore Editoriale del Salone Internazionale del Libro di Torino dott.ssa Annalena Benini, alla Presidente del CESP prof.ssa Anna Stammati.

Gentilissime, vi scriviamo con profonda gratitudine, siamo Francesco Fabio, Denise e Marco Aurelio Falbo, anche se lontani per motivi di studio e lavoro, affidiamo a queste righe la nostra voce di figli che vivono il carcere da fuori senza aver mai commesso alcun reato.

Sappiamo che il Salone Internazionale del libro di Torino non è solo una fiera, ma rappresenta la lettura come atto innovativo e strumento per restare umani, è un luogo di pace e speranza che, con il tema "Il mondo salvato dai ragazzini", promette di offrire chiavi di lettura per il futuro.

Ma per noi quel futuro è spesso segnato da rigetti e silenzi, sappiamo anche che non tutti i magistrati e gli operatori del sistema penitenziario condividono lo stesso approccio anche perché esistono sensibilità diverse, e molte persone credono davvero nel valore della cultura come strumento di crescita e cambiamento.

Tuttavia nel concreto accade ancora troppo spesso che iniziative culturali -anche di alto valore come questa- vengano valutate più come elementi formali del trattamento che come reali occasioni di espressione e partecipazione.

E questo non riguarda solo noi, anche richieste autorevoli, avanzate in un contesto istituzionale e culturale come questo non sempre hanno trovato risposta o accoglimento, nonostante l'impegno e la disponibilità manifestata.

La cultura che lo Stato insegna tra le sbarre sembra così, in molti casi non poter uscire restando la stessa confinata, utilizzata talvolta come criterio di una valutazione strana, ma non pienamente riconosciuta come spazio di libertà.

A volte il carcere impedisce perfino di arrivare in tempo alle presentazioni dei libri che proprio lì dentro nascono, nostro padre Fabio Falbo lo "Scrivano di Rebibbia", da vent'anni studia per restare padre, si è laureato in Giurisprudenza dedicando la sua tesi al diciottesimo compleanno del suo primogenito.

Non era edonismo come scritto in una camera di consiglio del Tribunale di Sorveglianza Roma, ma era l'unico modo che aveva per esserci.

Oggi vogliamo ringraziare anche chi, insieme a lui condivide la stessa condizione e il coraggio di raccontare ciò che accade quando nessuno guarda, come Gianni Alemanno che insieme danno voce a una realtà che altrimenti resterebbe invisibile.

Ci chiediamo, che colpa hanno i figli? Il modo in cui lo Stato tratta chi non ha voce definisce la società che scegliamo di essere.

La cultura e l'arte non devono avere padroni, quella che nasce in carcere deve poter uscire ed essere messa a disposizione di tutti, perché solo così la geografia dei diritti può diventare un cammino di pace e di riconciliazione.

A Salone chiuso chiediamo alla società libera una sola cosa di non voltare lo sguardo anche perché il problema carcere non è dei carcerati ma di tutta la società. Il resto comincia da voi.

Grazie per il vostro interessamento.

Francesco Fabio, Denise e Marco Aurelio Falbo

Condividi

Sostieni la denuncia. Acquista il libro.

Acquista il libro

Articoli correlati

La giustizia che non risponde

La giustizia che non risponde

Diario dello Scrivano di Rebibbia n. 9 — Omissione, rifiuto o ritardo di atti d'ufficio: le storie di Filippo, Vincenzo, Fabio e Mirko

Anni di attesa tra permessi premio, ricorsi e istanze ex art. 35 ter o.p. Fabio Falbo denuncia le omissioni, i rifiuti e i ritardi di atti d'ufficio in alcuni uffici di sorveglianza di Roma, raccontando le storie di Filippo Rigano, Vincenzo Gallo, la propria e quella di Mirko Riccetti.

Approfondisci
Il diritto di replica deve essere garantito integralmente

Il diritto di replica deve essere garantito integralmente

Fabio Falbo interviene sulle informazioni pubblicate dal Blog di Corigliano e rende pubbliche le due repliche inviate alla redazione

Fabio Falbo, detenuto a Rebibbia, ha inviato al Blog di Corigliano una richiesta di rettifica su alcuni articoli che lo riguardano. Poiché le sue osservazioni non sarebbero state pubblicate integralmente, L'Emergenza Negata rende disponibili ai lettori il testo completo delle due repliche.

Approfondisci
Il “metro” sbagliato del carcere: la dignità umana contenuta in un numero

Il “metro” sbagliato del carcere: la dignità umana contenuta in un numero

Diario dello Scrivano di Rebibbia – 8

Che immagine hanno di una giornata tipo a Rebibbia con queste temperature i “giudici delle persone” che dovrebbero essere i veri Garanti delle persone detenute? Perché si soffermano solo sui metri quadri, peraltro capziosi? Misurazioni divergenti, rigetti fondati su scarti di pochi centimetri e una tutela che resta incompiuta.

Approfondisci

SCRIVIMI