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Roma. Alemanno e Falbo chiedono la grazia per Antonio Russo: “Ha quasi 88 anni, è malato”

Il Dubbio, 25 febbraio 2026
Lettera a Mattarella a sostegno della domanda di clemenza: “Non è socialmente pericoloso, il Tribunale di Sorveglianza ha respinto le istanze, ora c’è il ricorso in Cassazione”. Un nome, un’età che pesa come un macigno e una richiesta rivolta direttamente al Quirinale. Gianni Alemanno e Fabio Falbo hanno scritto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per sostenere la domanda di grazia presentata da Antonio Russo, detenuto nel carcere di Rebibbia e prossimo, secondo quanto riportato nella lettera, a compiere 88 anni. Nella lettera, Alemanno e Falbo definiscono la vicenda “una grande vergogna” e descrivono Russo come un detenuto anziano, malato e non socialmente pericoloso, con una famiglia disponibile ad accoglierlo in detenzione domiciliare. La domanda centrale, nel testo, resta una sola: “Perché rimane in carcere?”.
Secondo quanto scrivono, tutte le istanze al Tribunale di Sorveglianza sarebbero state respinte e ora si attenderebbe l’esito del ricorso in Cassazione. Ma, aggiungono, “il Presidente Mattarella può interrompere questo strazio accogliendo la domanda di grazia che Antonio Russo ha presentato oggi con il nostro sostegno morale e materiale”.
“Non chiediamo la grazia per noi”: la linea contro l’idea di “privilegi” - Alemanno e Falbo chiariscono anche il perimetro dell’iniziativa: “Non chiediamo la grazia per noi, non vogliamo apparire come dei privilegiati che cercano di sfruttare la loro visibilità mediatica, la chiediamo per un uomo che più volte ha pensato di farla finita, ormai rassegnato a morire in carcere”. Nel testo viene richiamata la sentenza della Corte costituzionale 56/2021, indicata come base per sostenere che i condannati con più di settant’anni possano beneficiare della detenzione domiciliare quando non sussista un problema di pericolosità sociale. È la condizione che, secondo i firmatari, riguarderebbe Russo, che avrebbe già usufruito in passato degli arresti domiciliari e della libertà in attesa di giudizio.
Uno dei punti più duri della lettera riguarda le condizioni sanitarie. Alemanno e Falbo scrivono che durante la detenzione lo stato di salute di Russo sarebbe “nettamente peggiorato”, con numerose patologie che “non possono essere curate in carcere”. Segnalano inoltre che molte visite mediche negli ospedali esterni sarebbero state cancellate “per la mancanza delle scorte”.
La condanna e il contesto del fatto del 2018 - Nel testo si ricorda che Antonio Russo deve scontare l’ultimo periodo di una condanna definitiva a 12 anni di reclusione per un omicidio commesso nel 2018, descritto nella lettera come avvenuto “in una condizione di sostanziale legittima difesa”.
La ricostruzione riportata sostiene che Russo avrebbe reagito a una “violenta aggressione” del figliastro tossicodipendente, che da tempo avrebbe terrorizzato lui e la famiglia per ottenere denaro per la droga. A rafforzare l’appello, i firmatari aggiungono che numerosi deputati e senatori, durante visite istituzionali a Rebibbia, avrebbero visto Russo e espresso sconcerto nel trovarsi davanti “una persona ormai prossima ai novant’anni ancora in cella”.
Tra i nomi citati nella lettera c’è anche il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana. La conclusione è un appello diretto al Capo dello Stato: Alemanno e Falbo chiedono a Mattarella di esercitare il suo potere costituzionale di grazia per “porre fine a questa autentica vergogna del sistema penale italiano”.
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