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Giustizia e rieducazione (Art. 27)

IlPunto (di P. Buttafuoco). Alemanno e la battaglia (anche a destra) sull'abisso delle carceri

Pietrangelo Buttafuoco su Barbadillo: dopo Rebibbia, Gianni Alemanno deve restare al fianco di Caino. E propone il suo nome come Commissario straordinario per l'emergenza carceri

IlPunto (di P. Buttafuoco). Alemanno e la battaglia (anche a destra) sull'abisso delle carceri

Come Enzo Tortora che uscito dal carcere, dai banchi parlamentari del Partito radicale, è rimasto sul carcere, anche Alemanno – nell'impegno politico e sociale – deve restarci. Al fianco di Caino. Di Nessuno tocchi Caino precisamente. E questo perché la questione fondamentale, soprattutto in Italia, sia chiara: non basta essere innocenti per scampare la galera, anzi. Diventa una aggravante. Una delle tante trappole del destino.

Carcere, malattie e calamità. Ecco dove si vede il cuore degli amici. Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, lasciando Rebibbia, ha trovato una comunità che lo reclama in politica oggi che si lascia più di un anno dietro le sbarre. Ma la sua battaglia – giusto oggi che si conferma leader di un movimento tutto sociale e tutto italiano – deve essere di scontro contro un mondo di manettari “de destra” perfino sciocchi se si pensa che tutte le norme giustizialiste, le chiavi buttate e le gogne, alla fine – con gran gusto dei volenterosi aguzzini – facile profezia vede destinate a loro. Laddove terremoti e cancri sono nell'ordine dell'ineluttabile, la giustizia – il suo essere macchina triturante – è giostra in cui tutti possiamo incappare. Tutti. Cane non mangia cane, certo, i magistrati che inchiodarono Tortora non pagarono mai pegno e però è certo che quel “male non fare, paura non avere” è la più beffarda delle morali perché già l'omicidio colposo, conseguenza di un'azione non voluta, o un'adolescenza aspra – per non dire del pregiudizio ideologico – aprono le porte del carcere e bene fa oggi Alemanno a dare voce a quell'abisso su cui i politici politicanti ostentano ferocia, sussiego e demagogia.

Bene fa Alemanno e Giorgia Meloni, se volesse, potrebbe spiazzare tutti – soprattutto i propri, tutti manettari – nominandolo Commissario straordinario per l'emergenza carceri, nel senso che le prigioni sono sovraffollate e inumane (in questi giorni sono cloache roventi di afa) e solo uno come lui saprebbe dire di cose ben conosciute, saprebbe spiegare l'abicì di quel che davvero serve, molto più di quanto possa fare un burocrate di quelli che vanno in visita pastorale per poi presto mettersi a riparo dell'aria condizionata.

Alemanno farebbe benissimo nel ruolo di Commissario straordinario per l'emergenza carceraria perché poi, avrebbe ancora con sé la “voce di dentro”, quella di chi ha condiviso con lui il muro alto del penitenziario. E su tutti – condividendone da militante e attivista la giornata da recluso – Alemanno avrebbe la voce del suo primo sodale, Fabio Falbo, “lo scrivano di Rebibbia”, l'uomo che, nell'abbraccio più forte, ha salutato per ultimo lasciandosi alle spalle Rebibbia. È, Fabio Falbo, il carcerato simbolo di tutte le battaglie per la giustizia giusta il cui insegnamento è ben spiegato in un concetto limpido: ogni detenuto non è il suo reato, ogni detenuto è persona.

Un uomo, Falbo – il sodale di Alemanno – il cui romanzo è un vissuto carcerario di dedizione verso il prossimo. Un Conte di Montecristo, insomma, il cui stigma non è vendetta bensì aiuto e soccorso per quei tutti la cui vita è giostra. E lui, Fabio Falbo – e Gianni Alemanno lo sa – è il famoso cuore che va incontro al carcere, alla malattia e alla calamità degli altri. Nel segno dell'amicizia.

Post scriptum. Per non dire del sotto testo implicito in tema di Delitto e Castigo, ovvero la civiltà. Quella del Diritto in particolare. Messo sempre sotto i piedi quando si tratta di forche.

Ci si dimentica sempre – e non dovrebbe essere mai scordato – del lascito latino, tutto di pietas e gravitas, giammai vendicativo e barbaro come quel dente per dente biblico. Con Franco Basaglia l'Italia ha chiuso quei manicomi che nessuno oggi si sogna di riaprire. Ecco, adesso c'è da attendersi un Basaglia della giustizia giusta che sappia dismettere il carcere. Nel segno della civiltà.

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