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Nel 2025 ottanta suicidi in carcere. Alemanno a Domani: “Racconto la fatica in cella e il sistema al collasso”

Nel 2025 ottanta suicidi in carcere. Alemanno a Domani: “Racconto la fatica in cella e il sistema al collasso”

di Nello Trocchia — Il Domani, 6 gennaio 2026

Da quando è recluso l’ex sindaco di Roma è diventato un testimone che, insieme ai detenuti del braccio G8, denuncia in un libro firmato con lo “Scrivano di Rebibbia” le condizioni carcerarie e la pochezza del legislatore che alimenta il populismo penale. Record di suicidi nell’anno appena concluso. Il titolo è chiaro, fin troppo: “L’emergenza negata, il collasso delle carceri italiane”. A firmarlo sono lo scrivano di Rebibbia, Fabio Falbo, e un detenuto eccellente, l’ex ministro e già sindaco di Roma, Gianni Alemanno. A metà dicembre aveva denunciato un’altra carenza strutturale nel carcere romano dove è rinchiuso: il riscaldamento.

Poco prima della fine dell’anno Alemanno ha fatto recapitare a Domani questo volume con un breve messaggio: “Saprai certamente del libro che ho recentemente scritto insieme a Fabio Falbo, “lo Scrivano di Rebibbia”. Quello che non saprai pienamente è invece la fatica che mi è costata vivere quotidianamente per un anno e raccontare il suo contenuto”.

La presentazione del volume, avvenuta qualche settimana fa a Roma, aveva visto la presenza dello stesso Alemanno, attraverso il suo avatar, che leggeva un messaggio scritto e recapitato agli organizzatori. È un libro che mette in fila le questioni che il governo continua a ignorare e che rimangono centrali anche in questo nuovo anno. In queste duecentoquindici pagine c’è una riflessione ampia e vera, che parte dalla disamina di tre stagioni di politica carceraria: la prima dal secondo dopoguerra ai primi governi di centro-sinistra; la seconda, quella delle riforme, inizia negli anni Sessanta; la terza si concentra sulla seconda repubblica. Un’analisi che non risparmia critiche ai partiti di opposizione, divisi anche sul fronte carcere, e a quelli di maggioranza.

I vecchi amici di Alemanno hanno totalmente ignorato i suoi appelli, così come ogni proposta di intervento sul sovraffollamento, e si sono dimostrati incapaci di ascoltare, nonostante le promesse del ministro della Giustizia. Nordio aveva annunciato depenalizzazioni, prima di contribuire fattivamente al disastro giudiziario e al conseguente collasso delle carceri italiane. Alemanno critica il governo Meloni per il rifiuto di provvedimenti di clemenza, per la “promessa illusoria di costruire rapidamente nuove carceri o di riutilizzare come luoghi di reclusione edifici demaniali in disuso”, ma anche per aver introdotto nuovi reati. Gli autori riflettono sulla ritorsione penale come “strumento più semplice da usare per affrontare emergenze sociali, economiche e, ovviamente, criminali”.

Record di suicidi - Ritorsione penale a costo zero, senza spesa pubblica, e che, aggiunta all’obbligatorietà dell’azione penale, contribuisce all’ingolfamento del sistema giudiziario e a quello penitenziario. Un sistema dove si registrano record di suicidi, 80 nel 2025, atti di autolesionismo, in assenza di strutture adeguate, e la polizia penitenziaria “imprigionata in una nave alla deriva”. D’interesse nel volume è anche la critica al concetto di carcere, inteso come corpo estraneo alla società. Un approccio alimentato da frasi come “marcire in galera”, “buttare la chiave”, il frasario che ha unito i fronti del populismo penale. Sarebbe interessante poter ascoltare la voce di Falbo e Alemanno, ragionare su errori e mancanze, ma al momento la direzione del carcere di Rebibbia e il Dap non hanno dato seguito alla nostra richiesta inoltrata mesi fa. Sul collasso del sistema carcerario si preferisce la mordacchia di stato.

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