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“Carceri, non riducete il dibattito in Aula a uno scontro propagandistico”

“Carceri, non riducete il dibattito in Aula a uno scontro propagandistico”

di Gianni Alemanno e Fabio Falbo — L’Unità, 19 marzo 2025

L’ex sindaco di Roma ci scrive dal carcere con Fabio Falbo per lanciare un appello alle forze politiche. “Egregio Direttore, siamo due detenuti del Carcere di Rebibbia, opposti nei loro percorsi di vita e diversi per estrazione politica. Lei ci conosce bene: da un lato una persona da sempre impegnata in politica che si è trovata improvvisamente catapultata nel carcere e dall’altro lato “lo scrivano di Rebibbia”, laureato nel corso della sua ventennale detenzione e autore sul suo giornale di alcuni articoli sulla condizione carceraria. L’occasione per la quale le scriviamo è la seduta straordinaria della Camera dei Deputati sulla situazione delle carceri che si terrà giovedì prossimo, per discutere le mozioni presentate dalle opposizioni parlamentari a firma degli onorevoli Giachetti e D’Orso.

Nessuna delle due mozioni parla di indulto e amnistia, provvedimenti di clemenza su cui pure è tornata recentemente la Conferenza Episcopale Italiana, dopo i ripetuti appelli di Papa Francesco nel corso dell’Anno giubilare. E, infatti, anche senza giungere a provvedimenti così risolutivi, molto si potrebbe fare per tentare di riportare la condizione delle nostre carceri all’interno del perimetro dei diritti tutelati nella nostra Carta costituzionale.

C’è la proposta di legge dell’on. Giachetti, citata nella mozione a sua firma, per una “liberazione anticipata speciale” che aumenti gli sconti di pena legati alla buona condotta. Basterebbe approvare questa legge per avere una riduzione del sovraffollamento, ampia ma non automatica e indifferenziata come quella provocata dall’indulto. C’è la situazione dei giudici di sorveglianza, ridotti a soli 236 in tutta Italia, e degli educatori, così pochi da essere costretti ciascuno di loro a seguire fino a 150 detenuti. In queste condizioni riuscire ad attuare percorsi di riabilitazione è del tutto illusorio, mentre anche la Polizia penitenziaria è così sotto organico da mettere in gravi difficoltà tutte le amministrazioni penitenziarie italiane. Cosi ci sono leggi, sentenze di Cassazione e richiami della Corte di Giustizia Europea - tutti finalizzati a tutelare i diritti dei carcerati - che non possono essere applicati. Queste sono cose che Lei conosce bene. Quella che noi vorremmo ulteriormente aggiungere è un appello a tutte le forze politiche per non ridurre la seduta straordinaria di giovedì in uno scontro puramente propagandistico.

Le opposizioni di sinistra non devono limitarsi all’attacco delle politiche di governo, perché queste politiche per le carceri sono fallimentari allo stesso identico modo di quelle attuate da precedenti governi in cui partecipavano i partiti oggi all’opposizione. Il centrodestra, dal canto suo, non deve continuare ad abusare del logoro argomento securitario per rifiutare qualsiasi provvedimento per la riduzione della sofferenza dei carcerati. Non bisogna confondere la necessità di tutelare la sicurezza del cittadino con l’inasprimento della condizione carceraria, perché sono due situazioni completamente diverse. Chi sta nel carcere è già stato colpito e messo in condizione di non nuocere, mentre coloro che minacciano la sicurezza pubblica sono delinquenti in libertà non raggiunti dall’azione penale, spesso perché tutelati dai poteri forti o dalle lobby del permissivismo. II problema semmai dovrebbe essere quello di evitare la recidiva, ma un carcere sovraffollato e inumano è esattamente lo strumento migliore per impedire la riabilitazione del detenuto e spingerlo a delinquere ancora. Se la politica tende a tutelare l’ordine pubblico approvando norme sempre più severe, senza creare dei contrappesi nella gestione delle carceri, il risultato è il collasso del sistema penitenziario che noi stiamo vivendo in prima persona.

Per questo chiediamo il Suo aiuto e quello di tutti gli organi di stampa, oltre a quello che già stanno facendo associazioni come “Nessuno tocchi Caino”, affinché tutti i parlamentari e gli uomini di Governo che si confronteranno giovedì prossimo nell’Aula di Montecitorio abbiano la mente concentrata non sulla polemica politica ma sui volti degli oltre 61.000 detenuti che oggi languono nelle carceri italiane. Non vogliamo essere ripetitivi su tutte le problematiche esistenti nel mondo carcerario, complicatissimo e misterioso, ma vogliamo far comprendere che non vi è nessun diritto se si assiste a quella “dissolvenza dei volti” di chi patisce l’espiazione di una pena fuori da ogni canone del diritto. Grazie per l’attenzione.

Roma Rebibbia, 17.03.2025

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