L'EMERGENZANEGATAIl collasso delle carceri italiane
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Oltre ogni limite: l'Amministrazione penitenziaria vuole annullare lo sconto di pena dato ad Alemanno per la detenzione in condizioni degradanti. Un ricorso di 10 pagine per aumentare la sua pena di 7 giorni.

Noi lanciamo l'operazione "Metro in Cella" affinché parlamentari e garanti vengano di persona a misurare le celle.

Oltre ogni limite: l'Amministrazione penitenziaria vuole annullare lo sconto di pena dato ad Alemanno per la detenzione in condizioni degradanti. Un ricorso di 10 pagine per aumentare la sua pena di 7 giorni.

Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell'Ordinamento.

Rebibbia, 31 maggio 2026 – 513° giorno di carcere.

Pensavamo di averle viste tutte, ma a Rebibbia (e temiamo anche nelle altre carceri) l'Amministrazione penitenziaria non finirà mai di stupirci.

Come vi avevamo raccontato, grazie ad un reclamo ex art. 35 o.p. (quello che concede uno sconto pena del 10% in caso di detenzione in condizioni "inumane e degradanti") Gianni aveva ottenuto dal magistrato di sorveglianza lo sconto di 39 giorni di pena. L'avv. Albertario (difensore di Gianni) aveva deciso di ricorrere in appello contro questa decisione, perché dal computo dei giorni di detenzione in condizioni degradanti erano state cancellati tutti i periodi in cui nella cella di Alemanno erano presenti meno di 6 detenuti. Questa controversia nasce dal fatto che l'Amministrazione Penitenziaria diffonde numeri sullo spazio disponibile nelle celle decisamente sovradimensionati, per cui, se nelle celle multiple ci sono meno di 6 detenuti, lo spazio disponibile per ogni persona sarebbe superiore ai 3 metri quadri (lo standard minimo).

Insomma da questa vicenda e da quella analoga di Fabio, che si è visto tagliare solo 11 giorni su 18 anni di detenzione, noi abbiamo tratto lo spunto per aprire una grande vertenza per accertare realmente le dimensione delle celle a Rebibbia e nelle altre carceri. Correggendo questi errori sistematici dell'Amministrazione Penitenziaria si può ridurre fortemente il sovraffollamento carcerario, perché sono alcune migliaia le persone detenute che potrebbero uscire dalle carceri semplicemente applicando correttamente l'art. 35 ter o.p.

Pensavamo in questo modo di venire in soccorso di un Governo che non sa che pesci prendere di fronte ad un sovraffollamento che sta superando il 140%. E invece?

Invece abbiamo scoperto che anche l'Amministrazione Penitenziaria ha fatto ricorso contro il taglio di 39 giorni della pena di Alemanno, perché vuole che questo sconto pena venga annullato, in tutto o in parte. Perché? Perché, secondo loro, il magistrato non doveva tagliare i giorni in cui Gianni è stato in cella con 6 persone per un periodo consecutivo inferiore ai 15 giorni. Insomma per avere le "condizioni inumane e degradanti" non solo bisogna stare in cella uno sopra l'altro, ma bisogna starci anche per un periodo abbastanza lungo. Altrimenti forse uno ci si diverte pure, come quando da bambini ci mettevano per una notte a dormire tutti assieme con i nostri amici, accampati in dieci in una stanza e magari alla fine si faceva pure a "cuscinate". In fondo, il Ministro Nordio non ha detto che il sovraffollamento aiuta a prevenire i suicidi in carcere? Insomma "tutti insieme appassionatamente", soprattutto adesso che sta per arrivare l'estate e nelle celle si comincia allegramente a soffocare....

Non basta: il solerte estensore del ricorso dell'Amministrazione Penitenziaria ha scoperto pure che il magistrato aveva sbagliato a fare i calcoli, conteggiando 385 giorni di detenzione in 6 persone quando invece si tratta solo di 384 giorni! Quindi, con l'arrotondamento del 10%, ad Alemanno spettano al massimo 38 giorni di sconto pena e non i 39 giorni concessi dal magistrato.

Lo vediamo questo astuto e inflessibile dirigente dell'Amministrazione che calcola con il pallottoliere i giorni di detenzione di Alemanno, contestando, come ha fatto, anche i semplici refusi presenti nell'ordinanza del magistrato. E poi uno si chiede perché nelle carceri italiane non funziona nulla.

Insomma, 10 pagine di ricorso per aumentare la pena di Alemanno al massimo di 7 giorni. Perché dovete sapere che Gianni può stare in cella al massimo fino al 30 giugno, dopodiché subentrano il taglio dei giorni di detenzione per buona condotta (45 giorni ogni 6 mesi).

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse il rischio che analoghi criteri vengano usati anche per le tante persone detenute che in questi giorni stanno facendo il reclamo per ottenere l'applicazione dell'art. 35 ter o.p., contribuendo così ad aumentare il sovraffollamento, invece che cercare di farlo diminuire.

Oppure, non ci può non essere un altro sospetto. Fino ad ora non abbiamo notizia di nessun altro ricorso dell'Amministrazione penitenziaria per l'applicazione dell'art. 35 ter, se non quello fatto contro Alemanno... Anche un altro suo compagno di cella ha avuto più o meno gli stessi sconti di pena, ma contro di lui non è stato avanzato nessun ricorso ...

Come andrà a finire lo sapremo il 10 giugno quando il Tribunale di sorveglianza di Roma deciderà, probabilmente senza aver fatto nessuna verifica sulla sua cella, quando Gianni dovrà uscire dal carcere. Un giorno che a questo punto può variare dal 23 al 30 giugno.

A questo punto pensiamo che l'unica cosa seria da fare è UN ACCERTAMENTO TECNICO E OGGETTIVO SULLE DIMENSIONI DELLE CELLE, SCOMPUTANDO LO SPAZIO OCCUPATO DA TUTTO IL MOBILIO FISSO. Visto che questo accertamento non si riesce ad ottenere, né dai magistrati di sorveglianza, né dall'Amministrazione penitenziaria, abbiamo lanciato l'OPERAZIONE "METRO IN CELLA", chiedendo a tutte le autorità che possono fare ispezioni nelle celle (parlamentari, garanti, CSM,...) di venire in carcere con il metro in mano (esistono anche quelli laser) a fare delle misurazioni sul campo.

Contro il sovraffollamento non si sono voluti approvare né indulti né amnistie, non si è voluta fare neanche la liberazione anticipata speciale legata alla buona condotta, proposta da Giachetti e La Russa, tutte le promesse del Governo sono risultate infondate, ma almeno due misurazioni da asilo infantile le vogliamo fare? Magari con l'aiuto dello stesso dirigente con il pallottoliere che ha fatto il ricorso contro Alemanno...

Ultima notazione: Antonio Russo, la persona detenuta di 88 anni che ha avuto la grazia parziale dal Presidente Mattarella, sta ancora in carcere. A differenza di Nicole Minetti, ma non solo. Sabato sera Fabio ha notato nella trasmissione di Massimo Gramellini la presenza dello scafista Alaa Faraj (di nazionalità tunisina, se non sbagliamo) graziato parzialmente dal Presidente della Repubblica, a fronte di una pena di 30 anni scontata in carcere solo per un terzo. Questo scafista, sostenuto anche dal Presidente emerito della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky, è già in libertà e viene intervistato nelle trasmissioni televisive per rivendicare la sua innocenza. Lui libero, come la Minetti, Antonio Russo ancora in carcere a marcire, nel vero senso della parola. Perché?

Gianni Alemanno e Fabio Falbo

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