L'EMERGENZANEGATAIl collasso delle carceri italiane
Diario di cella

Diario di Cella 61

Una festa d'arrivederci fuori, in attesa dell'udienza del 10 giugno in cui il Tribunale di Sorveglianza deciderà quando Gianni potrà uscire. Intanto Antonio Russo rimane in carcere nonostante la Grazia e Gabriele Bianchi paga il prezzo di essere un detenuto mediatico.

Una festa d'arrivederci fuori, in attesa dell'udienza del 10 giugno in cui il Tribunale di Sorveglianza deciderà quando Gianni potrà uscire. Intanto Antonio Russo rimane in carcere nonostante la Grazia e Gabriele Bianchi paga il prezzo di essere un detenuto mediatico.

Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell'Ordinamento.

Rebibbia, 7 giugno 2026 – 520° giorno di carcere.

Quando una persona detenuta sta per uscire dalla galera per fine pena, è uso che i suoi compagni di detenzione organizzino una festa per salutarlo.

Gianni potrà sapere solo mercoledì 10 giugno (o forse il giorno dopo) quando sarà fissato il suo fine pena. In quella data si riunirà il Tribunale di sorveglianza per decidere su due ricorsi, quello presentato da lui per uscire un po' prima e quello presentato dall'Amministrazione Penitenziaria per farlo uscire qualche giorno dopo. I due ricorsi, come vi abbiamo già raccontato, ruotano attorno all'interpretazione dell'art. 35 ter o.p. che stabilisce che quando la detenzione si svolge in condizioni "inumane e disagiate" le persone detenute hanno diritto ad uno sconto di pena del 10%. In particolare, queste condizioni inumane ruotano attorno al limite minimo di 3 metri quadri calpestabili che devono essere garantiti a ogni persona detenuta: siccome l'Amministrazione penitenziaria ha visioni oniriche di celle ampie e spaziose che esistono solo nella sua fantasia, ritiene che Alemanno non abbia diritto a questi sconti di pena. Va detto che questo sembra un dispetto "ad personam", visto che per altre persone detenute (anche nella stessa cella e nello stesso periodo di Gianni) che hanno ottenuto sconti di pena per l'art. 35 ter l'Amministrazione Penitenziaria non ha fatto nessun ricorso.

In attesa di sapere, per non trovarsi spiazzati e come gesto scaramantico, i compagni di detenzione di Alemanno hanno organizzato oggi la festa di arrivederci (fuori). Sotto la regia della "club calabrese" guidato da Fabio e Antonio (sempre molto attivi nelle circostanze in cui si prepara da mangiare) è stata appositamente allestita la "saletta di socialità" del reparto come un grande buffet aperto a tutte le persone detenute. Anche Gennaro della pizzeria interna ha contribuito con i suoi prodotti a questo buffet.

All'inizio Fabio, a nome di tutti i presenti, ha letto una lettera di saluto che riportiamo qui sotto:

"Caro Gianni,

vogliamo farti un augurio speciale affinché tu, appena libero, possa riabbracciare i tuoi cari e dedicarti a quello che sai fare meglio, cioè la politica. Hai dimostrato in questa valle di lacrime che i diritti umani non hanno colore politico e sono al di sopra di tutto.

Noi che non vedevamo di buon occhio la politica, grazie a te ci siamo potuti appassionare alla materia, lo abbiamo fatto perché eri come noi, ma in più avevi quella "cazzimma" per far conoscere il carcere e le persone che lo abitano. Ci hai fatto capire che la politica è lo studio di fatti e di idee e in questa tua detenzione di fatti e di idee ne hai potuto studiare tanti, per poi trasformarli in battaglie civili.

La tua forza è stata l'onestà, la coerenza, la dignità, il prestigio, la coscienza del valore sociale e morale: tutte queste virtù noi le abbiamo potute vedere all'opera nelle battaglie che abbiamo fatto insieme.

Hai pagato e stai pagando a caro prezzo queste prese di posizioni, dando voce a chi voce non ha, nonostante i tanti rifiuti che l'Amministrazione ha opposto alle richieste avanzate da diversi giornalisti di poter intervistare in carcere te e Fabio.

Questi rifiuti, oltre a sollevare non poche proteste tra chi s'interroga sul confine tra il diritto all'informazione e la tutela della sicurezza all'interno delle carceri italiane, ci hanno fatto capire che il carcere ha qualcosa da nascondere, forse perché illegale.

Noi siamo stati dalla parte di chi faceva uscire fuori quelle notizie scomode, le morti, i suicidi, le richieste di Grazia, questo ha battuto tutto e tutti, a cominciare dalla resistenza dell'Amministrazione penitenziaria che ha preferito mantenere una linea rigida di chiusura in ogni evento e in ogni contatto giornalistico.

Tu, Gianni, hai capito bene cosa vuol dire avere una visibilità mediatica elevata: il carcere per queste persone è un carcere nel carcere, che può rappresentare una pena aggiuntiva e illegale e tu ti sei battuto per le persone che hanno lo stigma di essere "mediatici".

Ti fa onore non aver chiesto la Grazia per te, preferendo dare spazio alla richiesta per altre persone anziane e malate, questo gesto per noi è stata la vera Grazia.

Caro Gianni, hai fatto conoscere la realtà delle carceri, che sono troppo spesso luoghi lontani dalla trasparenza e dalla consapevolezza collettiva.

Questa tua "Collocazione provvisoria" in questo luogo di sofferenza legale ha fatto uscire fuori le condizioni drammatiche e disumane delle carceri italiane, rendendo evidenti sovraffollamento, carenze sanitarie, mancanza di tutela per i diritti fondamentali delle persone detenute.

Le lettere e le denunce hanno avuto eco mediatico e hanno portato ad alcune aperture istituzionali, adesso siamo sicuri che le sfide proseguiranno fuori, con una mobilitazione trasversale per far entrare con urgenza nell'agenda parlamentare un atto di clemenza per ridurre il sovraffollamento e una riforma reale del sistema penitenziario italiano, chiedendo umanità, giustizia, dignità e legalità all'interno delle carceri italiane.

A rivederci fuori.

I tuoi Compagni Di Viaggio Detenuti"

Gianni ha risposto a braccio, ringraziando tutti per l'amicizia e il rispetto con cui è stato trattato in questi mesi, in particolare Fabio e Antonio che avevano preparato la festa e i suoi compagni di cella, ha promesso di non dimenticare chi rimane dentro, ha detto che nessuno si merita di vivere nelle condizioni in cui sono ridotte oggi le carceri e che farà di tutto per costringere le autorità a impegnarsi veramente per ridurre il sovraffollamento carcerario. Alla fine è esploso un applauso che, anche per la mole fisica di gran parte dei convenuti, è stato particolarmente fragoroso. Un applauso che non sarà facile dimenticare e che è difficile spiegare a chi non ha vissuto questa esperienza. E poi l'abbraccio, uno per uno, a tutti quei suoi compagni d'avventura, ognuno un personaggio che merita rispetto, che sta pagando oltre ogni misura per quello che ha fatto e per quello che non ha fatto, con quella sfrontatezza e quella battuta facile che solo il popolo romano (e anche quello calabrese) riescono ad avere.

È un dolore profondo che in carcere rimangano persone come Antonio Russo, nonostante i suoi 88 anni e la Grazia ottenuta da Mattarella, o come Roberto Canulli, nonostante i suoi 78 anni e le molteplici patologie. O come Gabriele Bianchi, classico esempio di "detenuto mediatico", che deve scontare due volte la sua pena. Non solo la caterva di anni che gli sono stati inflitti (e che saranno discussi ancora una volta in Corte d'Assise d'appello) ma anche i mille dispetti che ha dovuto subire nella sua vita carceraria: l'espulsione immotivata dal call center del Bambino Gesù dove aveva cominciato a lavorare o l'improvvisa privazione della cella singola in cui era detenuto da tre anni e che gli è stata tolta proprio alla vigilia dell'ultima sentenza che sta per avere. Gabriele si è sempre comportato in carcere come un detenuto modello, ha sempre lavorato con assoluta serietà e dedizione, sta studiando all'università, è sempre gentilissimo e corretto con tutti, persone detenute e personale della Polizia penitenziaria. Eppure i suoi diritti come persona detenuta non vengono rispettati. Solo perché è un "detenuto mediatico" e con lui bisogna infierire "per dare l'esempio".

Gianni non sa fra quanti giorni uscirà, ma sa che nel sacco di plastica che si caricherà sulle spalle, non ci saranno solo i suoi libri più importanti e i suoi effetti personali, ci saranno anche queste storie, questi abbracci, queste pacche sulle spalle. Che nessuno potrà mai cancellare.

Gianni Alemanno e Fabio Falbo

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