L'EMERGENZANEGATAIl collasso delle carceri italiane
Diario di cella

La distruzione programmata di un corpo: il caso Jacopo Lena

Diario dello Scrivano di Rebibbia – 2

La distruzione programmata di un corpo: il caso Jacopo Lena

Riceviamo e pubblichiamo secondo le norme dell'Ordinamento Penitenziario.

C'è un momento esatto in cui questo scontro tra l'anacronismo delle strutture e la realtà biologica smette di essere un dibattito accademico e si trasforma nella demolizione programmata di un essere umano. Questo confine invisibile, ma dolorosamente fisico, ha un nome e un cognome: Jacopo Lena di anni 37 ad ottobre, è padre di due figli ed è una figura pubblica, dal 2017 convive con un mostro di diagnosi "SCLEROSI MULTIPLA" ed è diventato un simbolo di resilienza come ambasciatore dell'AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) e primo atleta italiano di bodybuilding riconosciuto dal CONI affetto da questa patologia. Un uomo che aveva fatto del millimetrico controllo del proprio corpo, della cura muscolare e della disciplina sportiva un argine d'acciaio contro l'avanzare della malattia.

A marzo di quest'anno Jacopo entra nel carcere di Rebibbia per il reato di evasione, viene recluso senza che l'amministrazione o il magistrato di sorveglianza si preoccupi minimamente di verificare se i suoi complessi protocolli terapeutici salvavita possano essere garantiti in regime di detenzione. Entra sulle sue gambe pesando 86 chili, in libertà la sua salute si reggeva su un equilibrio rigoroso, era seguito dal Dott. Ciordo per il protocollo "Coimbra" ed era in cura presso il Policlinico Universitario "A. Gemelli" con indicazioni tassative per l'avvio di una terapia di secondo livello con farmaci modificanti la malattia (DMT), nello specifico valutando l'infusione di Ocrelizumab.

Da oltre quattro mesi a Rebibbia tutto questo è stato azzerato. I farmaci salvavita e i protocolli specialistici non vengono somministrati e rispettati. Jacopo non viene mai sottoposto ad una visita neurologica dal primo ingresso, la fisioterapia (che in libertà svolgeva due volte a settimana) e il supporto psicologico settimanale sono stati completamente soppressi. Il crollo fisico e motorio è stato devastante, a distanza di pochissimi mesi dall'ingresso, il primo atleta di bodybuilding con sclerosi multipla oggi pesa 74 kg, ha perso l'autonomia motoria ed è costretto a muoversi con le stampelle o la carrozzina, all'immobilità si sono aggiunte gravi difficoltà, una drammatica compromissione della vista e una profonda depressione reattiva. I medici e gli infermieri del Reparto G8 fanno il possibile, ma non hanno gli strumenti né il potere di gestire un mostro di patologia neurologica degenerativa di questa portata all'interno di una struttura penitenziaria. A complicare il quadro è il fattore ambientale, visto che Jacopo è ristretto in una cella multipla sovraffollata con oltre 5 persone, in uno spazio di pochissimi metri quadrati, l'ondata di caldo estivo agisce come un vero e proprio acceleratore della malattia. È il fenomeno di Uthoff, l'innalzamento della temperatura corporea che blocca la conduzione nervosa nei soggetti affetti da sclerosi multipla, distruggendo ogni residua fibra nervosa e vanificando anni di allenamento e resistenza biologica. La mancanza di terapia ha causato fin dai primi giorni crolli fisici immediati, a causa di un cedimento dovuto alla mancanza dei farmaci.

Jacopo è caduto in cella riportando una grave lesione alla ciglia sinistra, in più il fattore vista è notevole visto che vi è stato un trauma oculare all'occhio sx con frattura interna e compromissione dei nervi oculari e facciali, il tutto ha richiesto il trasporto d'urgenza in ospedale.

Al rientro, i medici avevano prescritto una visita maxillo-facciale di controllo, anche questa è stata soppressa per una surreale "mancanza di scorte" e di personale per i trasferimenti. Il collasso clinico si è trasformato in un caso di degradazione umana visto che pochi giorni fa a causa di un improvviso aggravamento, i compagni di cella di Jacopo lo hanno sostenuto e accompagnato d'urgenza in infermeria. Lí hanno atteso il medico di guardia, era un giovane medico di turno. Di fronte a un uomo sorretto dalle stampelle, logorato dal dolore e dalla progressione della sclerosi multipla, il medico ha assunto, l'atteggiamento scorbutico e intimidatorio. Davanti al personale infermieristico e agli agenti di Polizia Penitenziaria, il medico ha rivolto una frase violenta e discriminatoria della disabilità impugnando di forza il braccio sx dolente il tutto accompagnato dall'offesa verbale preferendo parole come buffone e non capisci un cazzo: «Che vuoi fare Jacopo, mi vuoi tirare una pizza magari con la tua mano sx (affetta da sclerosi multipla) non stavi male???».

Una gravità inaudita, un medico che insulta e schernisce un paziente dolente usando la sua stessa malattia come insulto. L'aggressione verbale è stata tale da costringere gli stessi agenti di Polizia Penitenziaria ad intervenire tempestivamente per tutelare e arginare la condotta del medico il quale è stato invitato ad uscire dalla stanza. Esiste un ulteriore intollerabile paradosso, oggi l'Europa attraverso il programma satellitare Copernicus, è in grado di monitorare in tempo reale le temperature della superficie terrestre, le ondate di calore, l'umidità atmosferica e gli effetti del cambiamento climatico. I satelliti possono misurare il riscaldamento di una città, prevedere una siccità e segnalare il rischio di eventi estremi con precisione millimetrica. Lo Stato dispone di strumenti scientifici sempre più sofisticati per conoscere gli effetti del caldo sulle persone.

Eppure, mentre osserviamo il pianeta dallo spazio con una precisione senza precedenti, continuiamo ad avere uomini - e malati gravi come Jacopo - che trascorrono le notti estive nelle celle cercando refrigerio sul pavimento o trascinandosi sulle stampelle o in carrozzina senza terapie salvavita. La distanza tra ciò che sappiamo e ciò che facciamo diventa così la vera misura del problema. Non è più l'ignoranza a spiegare la sofferenza, è la capacità di conoscerla senza muovere un dito per eliminarla. Il paradosso finale è scritto sul fascicolo di Jacopo, il suo fine pena è a breve. In uno Stato di diritto, la pena inflitta dal giudice è la privazione della libertà personale, non la privazione della salute o la distruzione del corpo.

Per il principio di adeguatezza e proporzionalità, un uomo a fine pena non può essere abbandonato in un carcere bollente che non cura, ma che al contrario tortura. Copernicus insegna che governare significa prima di tutto osservare, ma l'osservazione da sola non basta, i dati hanno valore soltanto se producono decisioni. Quando persino i satelliti testimoniano che il mondo è entrato nell'era delle ondate di calore, la domanda non è più se il carcere debba adattarsi al cambiamento climatico, la domanda è quanto ancora possa dirsi legittima una pena progettata per un clima, e per un'umanità che le nostre istituzioni sembrano aver dimenticato.

Fabio Falbo – Lo Scrivano di Rebibbia

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