Diario di Cella 45
Università in carcere: comunità di studio, di ricerca e di speranza. Quando la cultura non è una parola vuota, ma un privilegio offerto a tutti

Rebibbia, 15 febbraio 2026 – 409° giorno di carcere.
L'immagine che molti di noi hanno dell'Università è quella dell'"esamificio", delle aule affollate e anonime, del grande scatolone in cui si entra per prendere il "pezzo di carta" che può servire a migliorare la propria posizione sociale e di lavoro. Eppure dentro un carcere l'Università assume un significato completamente diverso: diventa comunità, ricerca, speranza.
Per chi sta dentro, studiare significa restare vivi nella mente. Significa non lasciarsi ridurre a numero, a matricola, a corpo da custodire. Significa rivendicare la propria umanità.
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