L'EMERGENZANEGATAIl collasso delle carceri italiane
Diario di cella

Diario di Cella 54

"Se salvi una vita, hai salvato l'umanità intera". Antonio Russo (forse) l'abbiamo salvato con la Grazia del Presidente Mattarella. Ma quanti altri anziani e malati rimangono chiusi nelle carceri italiane?

"Se salvi una vita, hai salvato l'umanità intera". Antonio Russo (forse) l'abbiamo salvato con la Grazia del Presidente Mattarella. Ma quanti altri anziani e malati rimangono chiusi nelle carceri italiane?

Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell'Ordinamento.

Rebibbia, 19 aprile 2026 – 472° giorno di carcere.

La faccia di Antonio Russo è tra l'incredulo e il raggiante quando ci ferma per annunciare che il Presidente Mattarella gli ha finalmente concesso la Grazia.

Quando Antonio ha saputo della grazia, ha pianto, non erano lacrime di vittoria, ma di liberazione dal terrore di morire in una cella, lontano da tutto. In questi anni ha combattuto come un leone, tra giorni di speranza e abissi in cui voleva farla finita, ci chiedeva di non essere abbandonato, non cercava l'impunità, cercava di non essere cancellato come essere umano.

La notizia si sparge rapidamente per tutto il braccio G8, suscitando commozione ed entusiasmo, non solo tra le persone detenute ma anche tra gli agenti della Penitenziaria. Ci abbracciamo come se la nostra squadra avesse segnato un goal, Antonio rischia di essere portato in trionfo (ci sarebbe morto tra le mani), i più giovani gli urlano dietro la loro felicità ma lui è troppo sordo per sentirli. Andiamo a cercare conferma nei collegamenti web delle aule universitarie, troviamo articoli incredibilmente visibili sul Corriere della Sera e sul Messaggero.

Almeno una cosa buona siamo riusciti ad ottenerla. La più grave vergogna è stata forse cancellata: una persona di 88 anni ancora reclusa nel braccio di un carcere. Non ci eravamo mai abituati a vedere la piccola figura di Antonio muoversi a fatica nello spazio compreso tra la sua cella e la stanza dell'infermeria, senza mai affacciarsi all'aria o nelle stanze dove si fa un po' di socialità. Eravamo rimasti costernati di fronte all'interminabile rosario di rigetti opposti a tutte le istanze presentate al Tribunale di sorveglianza e in Cassazione. A turno ci affacciavamo alla porta della sua cella singola per rincuorarlo, per dare coraggio e speranza, per scongiurare tentazioni di ricorrere a gesti estremi.

Alla fine, dopo l'ennesimo rigetto, come estremo rimedio abbiamo pensato di chiedere per lui la Grazia al Presidente della Repubblica. Era il tempo in cui qualche amico altolocato e gli avvocati suggerivano a Gianni di chiedere la Grazia per sé, ma ci era parso un modo ingiusto per cercare di strumentalizzare la sua visibilità mediatica. Certo Antonio meritava la Grazia molto di più di chiunque altro e dopo di lui l'abbiamo chiesta anche per Roberto Canulli, 78 anni, e per Santino Barbino, ergastolano di 84 anni. Sono passate le settimane e i mesi e stavamo perdendo la speranza. Poi è arrivato il miracolo.

Vi ricordate la sua storia? Antonio Russo è in carcere dal 2022 per una condanna definitiva a 12 anni di reclusione per un omicidio commesso nel 2018, quando uccise un suo figliastro tossicodipendente che, per l'ennesima volta, lo stava picchiando per rubargli i suoi ultimi soldi. Antonio era già stato rimesso in libertà mentre era in attesa di giudizio, quindi già all'epoca non era stato considerato pericoloso socialmente, ma, nonostante le ripetute istanze al Tribunale di sorveglianza e in Cassazione era rimasto in carcere. Tutto questo nonostante le sue condizioni di salute fossero progressivamente peggiorate per una serie infinita di patologie per le quali il carcere non offre adeguate possibilità di cura. Ma, per lui come per molte altre persone in pessime condizioni fisiche, si era creato il solito assurdo rimpallo: la ASL RM2 scriveva diagnosi in cui veniva certificato che poteva essere curato in carcere, poi però la mancanza di scorte e i vuoti di organico nel reparto ospedaliero impedivano queste cure, ma nessuno aggiornava quelle diagnosi. Ed Antonio stava andando verso la morte in cella, con i suoi 88 anni che già da soli rappresentano una patologia.

Purtroppo non è finita, un passo fondamentale è stato fatto, ma ancora non basta. La Grazia (parziale) del Presidente ha cancellato ad Antonio Russo 2 anni e sei mesi di pena, facendo scendere la pena residua sotto i 4 anni permettendo così ai magistrati di sorveglianza di concedergli facilmente l'affidamento in prova o il differimento della pena che lo possono portare a scontare il resto della pena in detenzione domiciliare, dentro casa sua. Ci dobbiamo quindi augurare che ogni remora sia superata e che tra qualche settimana la nuova istanza presentata dagli ottimi avvocati Edoardo Albertario e Mario Elmo (che hanno anche seguito tutto l'iter della richiesta di Grazia) venga accolta, facendo finalmente aprire le porte del carcere per Antonio.

Certo, vi è un'anomalia del sistema se per restituire un briciolo di umanità a un uomo di 88 anni in carcere, malato e vulnerabile, sia necessario l'intervento del Capo dello Stato. Il problema non è l'istituto della Grazia, il problema è tutto ciò che è accaduto – o meglio, che non è accaduto – prima.

In carcere più che mai c'è il silenzio della Costituzione, ma vogliamo ringraziare il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella se questo silenzio si è trasformato in speranza, visto che il suo non è stato un atto di indulgenza, ma un atto di misura, capace di riportare il Diritto dentro i confini dell'umanità.

Ringraziamo anche il Ministro della Giustizia per un parere favorevole che non è stato un atto formale, ma un atto politico nel senso più alto.

Ma resta una domanda scomoda, se questa valutazione era possibile oggi, perché è stata negata ieri? Perché gli strumenti ordinari – il differimento della pena, la detenzione domiciliare – sono stati sempre rigettati o rimasti chiusi in un cassetto mentre un anziano consumava i suoi ultimi giorni tra le sbarre?

La vicenda di Antonio Russo è uno specchio collettivo, uno Stato di diritto non può permettersi di usare la Costituzione solo in via eccezionale, se la dignità diventa un evento straordinario, significa che l'ordinario è diventato barbarie. Non chiediamo allo Stato di essere "buono", gli chiediamo solo di non essere sordo, perché uno Stato che smette di ascoltare il respiro degli ultimi, ha già smesso di essere lo Stato di tutti.

Un antico verso recita: "Se salvi una vita, hai salvato l'umanità intera". Questo ci consola, valeva la pena di fare tutte le nostre battaglie insieme a "Nessuno tocchi Caino" per ottenere almeno questo risultato.

Ma non possiamo non domandarci: se una vita (forse) è stata salvata, chi salverà tutta l'umanità dolente che rimane dietro le sbarre?

Gianni Alemanno e Fabio Falbo

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