L'EMERGENZANEGATAIl collasso delle carceri italiane
Diario di cella

Diario di Cella 56

Il sovraffollamento è tornato a crescere e supera quota 139%. Intanto il DAP si prepara all'estate, limitando l'uso dei frigoriferi, e frena la scarcerazione di detenuti, sbagliando i calcoli sullo spazio disponibile nelle celle.

Il sovraffollamento è tornato a crescere e supera quota 139%. Intanto il DAP si prepara all'estate, limitando l'uso dei frigoriferi, e frena la scarcerazione di detenuti, sbagliando i calcoli sullo spazio disponibile nelle celle.

Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell'Ordinamento.

Rebibbia, 3 maggio 2026 – 486° giorno di carcere.

Il sovraffollamento nelle carceri italiane – che era rimasto fermo per cinque mesi – da un paio di settimane è tornato a crescere e ha toccato quota 139,1%. Un record assoluto dai tempi della pandemia Covid. Da quando si è insediato il Governo Meloni (diventato nel frattempo il secondo Esecutivo in termini di durata), il sovraffollamento è passato dal 107,4% al 139,1%, cioè è aumentato del 31,7%.

Un bel risultato considerato che sono passati più di nove mesi dal Consiglio dei Ministri del 22 luglio 2025, specificatamente dedicato all'emergenza carceraria, in cui erano stati varati tre provvedimenti per ridurre il sovraffollamento: il piano carceri che doveva creare 10.000 nuovi posti in cella, una legge per aumentare il numero dei tossicodipendenti detenuti da inviare nella comunità terapeutiche e una "task force", guidata dall'allora Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi, che doveva incentivare la concessione da parte dei Tribunali di Sorveglianza di benefici per diminuire le detenzioni. Da allora nessun – dicasi nessuno – nuovo posto in cella è stato creato, la legge per incentivare l'utilizzo delle comunità terapeutiche non è mai stata approvata e i Tribunali di Sorveglianza hanno fatto molto poco per concedere misure alternative al carcere.

Si presuppone a questo punto che il Governo Meloni voglia battere due record: quello di diventare il Governo più longevo e quello di portare il sovraffollamento carcerario alla percentuale massima nella storia della Repubblica.

Non basta: il Capo del DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) dott. Giovanni De Micheli alla fine di aprile ha emanato una circolare in cui nelle carceri si limita in maniera drastica l'utilizzo dei frigoriferi, che dovrebbero essere eliminati dalle celle e dai corridoi dei reparti, per essere custoditi in locali chiusi, in cui potranno accedere solo pochi detenuti incaricati e solo in alcune ore del giorno. Tutto questo alla vigilia di un'estate che, come tutte le precedenti, si annuncia torrida e insopportabile dentro celle che, ovviamente, non hanno nessuna forma di condizionamento d'aria, se non qualche antiquato ventilatore.

Non si può dire che il DAP ignori il pericolo della calura estiva, infatti alla fine di marzo il dott. Ernesto Napolillo, Direttore Generale dei Detenuti e del Trattamento, aveva mandato un'altra circolare in cui si raccomandava ai Direttori delle carceri "l'adozione di ogni presidio possibile per fronteggiare la calura", suggerendo persino "l'incremento di frigoriferi per evitare il dispendio d'acqua dei rubinetti utilizzata dai detenuti per refrigerare".

Cosa succede al DAP, la mano destra non sa quello che fa la mano sinistra? Con una circolare si invita ad aumentare i frigoriferi in vista dell'estate e un mese dopo si impone di ritirarli dalle celle e metterli sotto custodia? E quale pericolo per la sicurezza si intende sventare, controllando strettamente i frigoriferi? L'ibernazione di qualche cadavere? E non ci si rende conto, invece, che in questo modo si moltiplicano i rischi d'infezione tra le persone detenute con cibi lasciati fermentare al caldo?

Queste domande non sono nostre, sono state rivolte pubblicamente dal dott. Enrico Farina, Direttore del carcere e dal dott. Enrico Sbriglia, Coordinatore dei Dirigenti penitenziari.

Non basta ancora. Nei giorni scorsi abbiamo entrambi ricevuto le Ordinanze dell'Ufficio di Sorveglianza sulle nostre richieste di riduzione pena in base all'art. 35 ter dell'Ordinamento Penitenziario. Questo articolo, infatti, stabilisce una riduzione del 10% della pena quando le condizioni di detenzione risultano "inumane e degradanti", secondo quanto previsto dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU). In particolare questa riduzione di pena deve essere concessa quando lo spazio calpestabile per ogni detenuto nelle celle è inferiore ai 3 mq.

Ebbene: Gianni ha avuto una riduzione di 39 giorni invece dei 44 attesi, mentre Fabio ha avuto una riduzione di 11 giorni (!) invece dei circa 600 giorni attesi.

Come è stato possibile, soprattutto nel caso di Fabio, una riduzione così modesta? Semplice: i magistrati di sorveglianza decidono in base ad una nota informativa dell'Amministrazione penitenziaria che certifica i giorni in cui il detenuto reclamante ha vissuto con uno spazio in cella inferiore ai 3 mq. Ebbene, è sufficiente un esame superficiale di queste note informative per accorgersi che vengono redatte in base a un algoritmo (chiamato ASD) manifestamente sbagliato, nel senso che riconosce molti meno giorni di quelli dovuti.

Cosa vuol dire questo? Che, al di là dei nostri casi personali, tutte le persone detenute che hanno fatto o stanno facendo un reclamo in base all'art. 35 ter, otterranno una riduzione di pena inferiore a quella a cui hanno diritto, continuando a rimanere in cella e a contribuire così al sovraffollamento.

Nei prossimi giorni noi scriveremo al Ministro Nordio e, per conoscenza a tutte le autorità preposte, per chiedere una revisione di questo algoritmo ASD, revisione per la quale non è necessaria una legge, ma un semplice atto amministrativo.

E qui il cerchio si chiude: signor Ministro, signori Sottosegretari delegati, non volete emanare una legge che riduca il sovraffollamento, perché, secondo qualche contorta teoria, rappresenta un pericolo per la sicurezza dei cittadini (è vero esattamente il contrario: le carceri sovraffollate aumentano le recidiva al crimine)? Almeno correggete secondo verità questo algoritmo, perché in questo modo potrebbero uscire subito dalle carceri da 5.000 a 8.000 persone detenute, che hanno già scontato lunghissime pene in condizioni inumane e degradanti.

Così il Governo Meloni batterà un solo record: sarà il governo più longevo della Repubblica, ma non quello che ha causato il maggior sovraffollamento carcerario della Storia.

Se poi invitate i dirigenti del DAP a mettersi d'accordo tra loro, evitando di levare frigoriferi alla vigilia dell'estate, forse sul tavolo di Palazzo Chigi ci sarà un'emergenza in meno, tra le tante che stanno esplodendo in questo travagliato periodo.

Gianni Alemanno e Fabio Falbo

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