L'EMERGENZANEGATAIl collasso delle carceri italiane
Diario di cella

Diario di Cella 57

Estremo tentativo di ridurre un sovraffollamento prossimo al 140%. Se la politica non vuole fare leggi "svuota carceri", almeno applichi correttamente quelle che già esistono. Anche per evitare danni erariali.

Estremo tentativo di ridurre un sovraffollamento prossimo al 140%. Se la politica non vuole fare leggi "svuota carceri", almeno applichi correttamente quelle che già esistono. Anche per evitare danni erariali.

Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell'Ordinamento.

Rebibbia, 10 maggio 2026 – 493° giorno di carcere.

Come avevamo già sottolineato, il sovraffollamento, dopo essere rimasto fermo per tre mesi al 138%, da qualche settimana ha ricominciato ad aumentare, approssimandosi alla cifra record del 140% della popolazione carceraria.

Per tutto lo scorso anno abbiamo sollecitato in ogni modo le autorità politiche, il Governo e il Parlamento, ad affrontare questa emergenza, ottenendo soltanto delle risposte aleatorie come un "piano carceri" che dopo 9 mesi non ha prodotto un solo posto cella in più, o come leggi per inviare più detenuti tossicodipendenti nelle comunità terapeutiche, che non sono neppure state messe in discussione in Parlamento. L'alibi per questa costante indifferenza è sempre stato quello di non voler fare nuove leggi "svuota carceri" per garantire la "certezza della pena".

In realtà chi non garantisce la "certezza della pena" è proprio un Governo che finge di non accorgersi che le pene in Italia vengono illegalmente aumentate proprio con un sovraffollamento che rende insostenibili tutte le condizioni di detenzione. Non sono considerazioni astratte: hanno un preciso riscontro in un articolo dell'Ordinamento Penitenziario, l'art. 35 ter O.P., che prevede la riduzione del 10% della pena quando questa viene vissuta "in condizioni inumane e degradanti" secondo l'art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU).

Voi pensate che questo articolo del Codice Penitenziario venga realmente applicato? Solo in minima parte. Infatti il parametro principale che individua le condizioni "inumane e degradanti" è quello che prevede per ogni persona detenuta almeno 3 mq di spazio calpestabile nella cella.

Ebbene, ogni volta che una persona detenuta richiede l'applicazione di questo art. 35 ter O.P., il Tribunale di sorveglianza richiede una "nota informativa" all'Istituto penitenziario per sapere quanti giorni questa persona detenuta ha vissuto in cella con meno di 3 mq calpestabili. Per formulare questa "nota informativa" in modo preciso e dettagliato il DAP (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria) ha fornito a tutti gli Istituti penitenziari un applicativo informatico denominato ASD (Applicativo Spazio/Detenuti) che indica giorno per giorno quanto spazio calpestabile pro capite è stato a disposizione della persona detenuta.

Voi pensate che i dati forniti da questa applicazione informativa siano precisi? ASSOLUTAMENTE NO. Innanzitutto perché la superficie complessiva delle celle è sbagliata. Ad esempio le celle per 6 persone di Rebibbia vengono date con una superficie di 22 mq, mentre dopo ripetute misurazioni – fatte anche in presenza del Garante regionale dei detenuti, prof. Stefano Anastasia – risulta che questa superficie è di 20 mq. Poi da questa superficie "lorda" non vengono detratte tutte le superfici occupate da mobili fissi e inamovibili (come prevede la legge): ad esempio vengono detratti i letti a castello, ma non i letti singoli nonostante siano tutti imbullonati a terra. In questo modo la superficie pro capite calpestabile per ogni persona detenuta viene molto spesso calcolata come se fosse superiore ai 3 mq, anche quando è inferiore nettamente a questa cifra. Non basta: l'applicativo informatico è talmente sballato che in base agli stessi numeri dà risultati diversi da una pagina all'altra della stessa "nota informativa". NUMERI A CASO. La distanza tra i dati informatici dell'ASD e la realtà degli istituti è stata accertata direttamente anche durante una visita ispettiva al carcere di Regina Coeli compiuta il 30 settembre 2025 dall'On. Roberto Giachetti, alla presenza del Presidente di "Nessuno tocchi Caino" Rita Bernardini. In quell'occasione è emerso che tali dati informatici certificavano come "regolari" celle che, nella realtà, risultavano prive degli standard minimi di superficie calpestabile pro capite previsti dall'art. 35 ter O.P.

Visto che, nonostante numerose istanze degli avvocati difensori, non c'è verso di correggere questo scempio, ci siamo incaricati noi di scrivere a tutte le autorità competenti per chiedere dei solleciti interventi.

Al Ministro Nordio e al Capo DAP De Michele, per compiere la revisione immediata di questo applicativo informatico ASD in modo da renderlo aderente alla realtà.

Al Primo Presidente della Corte di Cassazione, Dott. D'Ascola, al Vice Presidente del CSM, Avv. Pinelli, e alla Coordinatrice Nazionale Magistrati di Sorveglianza, Dott.ssa Amirante, per effettuare il monitoraggio dei provvedimenti basati su dati non attendibili con la riapertura delle posizioni rigettate.

Al Presidente dell'Unione Camere Penali Italiane, Avv. Petrelli, per valutare la possibilità di effettuare una "Azione Collettiva Procedimentale" da parte di tutti i soggetti che si sono visti rigettare i loro reclami ex art. 35 ter O.P. a causa dei dati errati forniti nelle note informative degli Istituti penitenziari.

Al Presidente del Garante Nazionale dei Diritti delle persone detenute, Dott. Turrini Vita, a tutti i Garanti regionali e territoriali e agli Organismi Europei per effettuare delle ispezioni mirate per verificare nei diversi Istituti penitenziari la conformità dell'applicativo ASD con gli standard previsti dall'art. 35 ter O.P. e dall'art. 3 CEDU.

E, infine, al Procuratore Generale della Corte dei Conti, Dott. Silvestri, per valutare la responsabilità per danno erariale derivante dall'utilizzo di note informative che contengono dati errati dell'applicativo ASD, errori che espongono lo Stato al pagamento del costo di giorni di detenzione che dovrebbero essere cancellati in base ad una corretta applicazione dell'art. 35 ter O.P., nonché al costo di eventuali richieste di risarcimento e di procedimenti giudiziari derivanti da rigetti e impugnazioni.

La morale di tutto questo è molto semplice: visto che fino ad ora le autorità politiche preposte non hanno voluto fronteggiare il sovraffollamento carcerario con specifici interventi normativi, abbiamo chiesto almeno un intervento coordinato e urgente per rendere completa ed efficace l'applicazione dell'art. 35 ter O.P., che fu introdotto nel nostro ordinamento proprio per fronteggiare condizioni inumane e degradanti di detenzione derivanti dal sovraffollamento.

Questa semplice correzione di dati – secondo una prima analisi incrociata dei dati ufficiali su pene inflitte e pene residue – comporterebbe la scarcerazione o riduzione pena di almeno 10.000 persone, con una riduzione dei costi di € 158 per ogni giorno di pena ridotta ad ogni persona detenuta.

Il Governo ci risponderà? Crediamo che convenga anche a loro. La Corte dei Conti, a cui sono stati recentemente tagliati i poteri con una legge voluta dal Governo, non sarà molto indulgente se il Ministero non interverrà in fretta…

Gianni Alemanno e Fabio Falbo

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