
Rebibbia, 11 dicembre 2025 – 345° giorno di carcere.
Al Presidente del Senato della Repubblica, Sen. Ignazio La Russa
Al Presidente della Camera dei Deputati, On. Lorenzo Fontana
Al Vice Presidente del Senato della Repubblica, Sen. Anna Rossomando
Al Ministro della Giustizia, On. Carlo Nordio
Al Direttore del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Dott. Stefano Carmine De Micheli
Signori Presidenti, Signor Ministro, Signor Direttore,
il prossimo 14 dicembre si svolgerà nella Basilica Vaticana il "Giubileo dei Detenuti" con una celebrazione presieduta da Sua Santità Papa Leone XIV.
È un appuntamento fortemente voluto dal Santo Padre Francesco nell'ambito del Giubileo "Spes non confundit", nella cui Bolla di indizione troviamo scritto:
"Penso ai detenuti che, privi della libertà, sperimentano ogni giorno, oltre alla durezza della reclusione, il vuoto affettivo, le restrizioni imposte e, in non pochi casi, la mancanza di rispetto. Propongo ai Governi che nell'Anno del Giubileo si assumano iniziative che restituiscano speranza; forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società; percorsi di reinserimento nella comunità a cui corrisponda un concreto impegno nell'osservanza delle leggi."
Ci permettiamo di domandare alle SS. VV. come le Istituzioni italiane vogliano celebrare questo importante evento e come intendano rispondere, dopo quasi un anno di attesa, all'appello a loro rivolto dal compianto Papa Francesco, proprio in un momento in cui gli Istituti di pena si trovano in una situazione di grave emergenza, che si scarica sulla condizione delle persone detenute e del personale che opera in questo contesto.
Come sapete, il sovraffollamento delle carceri italiane sta toccando vertici raramente raggiunti nella storia della Repubblica: siamo al 138,39% di sovraffollamento con 63.831 persone detenute a fronte di 46.124 posti realmente disponibili. Questo sta provocando in tutte le carceri italiane una profonda e negativa trasformazione, che vede le persone detenute sprofondare in condizioni che rientrano nella fattispecie dei "trattamenti inumani o degradanti" sanzionati dall'art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, senza spazi di vivibilità nelle celle e con la soppressione delle iniziative di socialità e di trattamento culturale e lavorativo.
Anche l'assistenza sanitaria viene gravemente compromessa, per le carenze dei presidi all'interno degli Istituti e la mancanza di scorte per accompagnare le persone detenute alle terapie esterne.
Il risultato più evidente di questa situazione sono le morti in carcere: nel 2024 sono decedute 238 persone detenute, tra cui 83 suicidi, mentre quest'anno finora sono 73 le persone detenute che si sono tolte la vita e 135 sono quelle morte per altre cause.
A fronte di questa situazione non si sono registrati interventi urgenti ed efficaci, al contrario l'Amministrazione ha preso provvedimenti che sembrano finalizzati a chiudere ancora di più gli spazi di vivibilità dietro le sbarre. Infatti l'10 e 21 ottobre 2025 il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria ha emanato due circolari che, rispettivamente, riducono la possibilità di utilizzare servizi sanitari esterni agli Istituti di pena e – per le carceri che hanno al loro interno reparti di alta sicurezza, ovvero in quasi tutti gli Istituti penali – centralizzano l'autorizzazione delle attività trattamentali, svuotando il ruolo dei Direttori degli istituti e mimando le competenze che l'art. 17 dell'Ordinamento Penitenziario assegna ai magistrati di sorveglianza, come è stato denunciato dal Conams (Coordinamento nazionale dei magistrati di sorveglianza).
Quest'ultima circolare successivamente è stata parzialmente corretta, ma rimane il disagio di tutti gli operatori esterni, dalle Università, alle organizzazioni del Terzo Settore, alle imprese private.
Infine, non possiamo non registrare con rammarico che molte redazioni di giornali interni alle carceri sono state ritirate le autorizzazioni a stampare e a diffondere nuovi numeri del loro prodotto editoriale, come ha reso noto il "Coordinamento dei giornali e delle altre realtà dell'informazione sulle pene e sul carcere", ricevendo anche la solidarietà della Federazione Nazionale della Stampa (Fnsi).
Questi giornali sono una delle forme più antiche e radicate di espressione e di partecipazione delle persone detenute e quindi ogni redazione che chiude la sua attività è una voce che si spegne e un pezzo di speranza che si infrange.
Signori Presidenti, Signor Ministro, Signor Direttore,
Vi chiediamo una profonda riflessione sulle scelte da compiere. Alcuni di voi saranno sicuramente presenti il 14 dicembre nella Basilica Vaticana quando Papa Leone XIV darà seguito agli intendimenti del Suo predecessore Papa Francesco. Non vogliamo credere che pur legittime preoccupazioni elettorali e antiche inerzie burocratiche possano impedire alle forze politiche di maggioranza e di opposizione di costituire un ampio fronte politico per concedere "forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società" e per ricostruire "percorsi di reinserimento nella comunità a cui corrisponda un concreto impegno nell'osservanza delle leggi".
L'esperienza di questi anni ci ha dimostrato che ogni altro provvedimento per ridurre il sovraffollamento è illusorio, perché solo un intervento di emergenza può aprire lo spazio per vere riforme strutturali e dare tempo per la realizzazione di un "piano carceri" adeguato alle necessità reali.
L'alternativa è passare dall'emergenza al disastro annunciato, al collasso finale delle carceri italiane, che sarebbe una sconfitta per tutti, innanzitutto per la credibilità dello Stato italiano.
Ma siccome questo Giubileo ci insegna che la "Speranza non delude" siamo convinti che non lascerete cadere questa occasione per ridare speranza e dignità al mondo delle carceri, alla popolazione detenuta come agli uomini e alle donne della Polizia penitenziaria.
Con deferenza.
Gianni Alemanno e Fabio Falbo
Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell'Ordinamento.
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